Con un'amica ho visto il film "Il miracolo di Annie", un adattamento di Nadia Tass del dramma teatrale del 1959 di William Gibson. È basato sulla storia vera di Anne Sullivan, un'insegnante statunitense gravemente ipovedente a causa del tracoma, un'infezione batterica della congiuntiva e della cornea contratta da piccola che le provocava dolori cronici.

Una vita segnata da tante tragedie come la morte prematura della madre, l'abbandono poco dopo da parte del padre in un ospizio fatiscente insieme al fratello Jimmie, morto pochi mesi dopo lasciandola sola. Ha fatto di tutto per essere spostata, attirando l'attenzione di un ispettore, divenendo allieva del Perkins institute for the blind nel sobborgo irlandese di South Boston, ha poi lottato per raggiungere e superare i suoi coetanei molto più avanti di lei nell'educazione e nell'istruzione, divenendo la migliore studentessa del suo corso e tenendo il discorso alla consegna dei diplomi.

Il suo carattere indomabile e la spiccata intelligenza le hanno fatto guadagnare l'anno dopo il posto di istitutrice per una famiglia dell'Alabama. Helen Keller, la bambina sordocieca di 7 anni che le è stata affidata, è stata una sfida in cui chiunque avrebbe desistito essendo viziata ed assecondata in tutto dai familiari che la tenevano buona con zollette di zucchero ogni qualvolta faceva i capricci o non capivano di cosa avesse bisogno. Una bambina molto intelligente, trattata con pietismo solo perché aveva bisogni differenti, era molto più facile rabbonirla piuttosto che trovare un metodo consono, fino a che è diventata ingestibile e sono stati costretti a fare un ultimo tentativo.

Anne, con pazienza, fermezza e dedizione, le ha fatto apprendere la disciplina ma, non appena Helen sentiva l'odore della madre, regrediva sapendo che quest'ultima avrebbe ceduto. L'insegnante ha così chiesto di essere spostate in una depandance che fosse estranea alla piccina, senza ingerenze è riuscita a farle comprendere le regole del vivere comune, le ha insegnato a stare a tavola, a mangiare con le posate, non ha ceduto alle urla, ai pianti, a tutti i tentativi di ribellione. Nel frattempo sul palmo della sua mano le segnava qualunque oggetto con cui avessero a che fare, comunicando con lei con l'alfabeto manuale.

In questo modo in due settimane ha fatto enormi progressi, ha quindi provato a chiedere più tempo ma le è stato negato. Tornando in casa Helen ha provato a comportarsi ancora in modo indisciplinato, Anne ha chiesto di intervenire e, finalmente i genitori, spinti anche dal fratellastro che ha trovato il coraggio di dire il suo punto di vista, han compreso che gli insegnamenti dell'istitutrice erano l'unica strada giusta, che approcciarla diversamente e con totale condiscendenza era solo un male per Helen e per tutti.

La prima parola compresa è stata "acqua" sentendola scorrere su un palmo mentre sull'altro l'insegnante segnava con l'alfabeto manuale. Da quel giorno la smania di conoscenza di Helen divenne incontenibile, nel 1888 iniziò a frequentare la stessa scuola di Anne e poco dopo, spronata dalla storia di una ragazza norvegese con la sua stessa disabilità che ha imparato a parlare, si impegnò anche lei coadiuvando il metodo Tadoma (toccare labbra e collo di chi sta parlando) e l'alfabeto manuale, si esercitò nella lettura in Braille in varie lingue e divenne la prima persona sordocieca a laurearsi in un college. Anne non l'ha mai abbandonata, han lavorato insieme tutta la vita viaggiando, testimoniando e raccogliendo fondi per l'American foundation for the blind (AFB).

Nel 1936 Anne morì nella loro casa con Helen al suo capezzale, le ceneri vennero tumulate nella cattedrale di Washington, fu la prima donna ad ottenere questo riconoscimento. La sua allieva prediletta chiese di esserle posta accanto e la raggiunse nel 1968, sono ancora lì, unite in vita, unite per sempre.

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