Con 579 voti favorevoli, 12 contrari e 92 astensioni, i deputati europei hanno evidenziato che l'Unione Europea dovrebbe avere una definizione comune di disabilità ed introdurre, soprattutto, una Carta Europea della disabilità per un riconoscimento comune della condizione di disabilità in tutta l'Europa e non lasciando quindi alle singole nazioni il compito di concedere più o meno agevolazioni, diritti e vari aiuti. Tutto questo è importante e fondamentale, direi, in quanto non tutte le Nazioni europee hanno la stessa "consapevolezza" di ciò che è la disabilità. Tra le agevolezioni da dotare in tutti i paesi, ad esempio, si è parlato di assistenza più flessibile per i trasporti in treno, maggior formazione per accogliere i diversi tipi di studenti con le loro specifiche esigenze non solo linguistiche e geografiche, un maggiore rigore alla lotta contro la violenza, di cui spesso le persone con disabilità sono ancora vittime, tentare di far si che si possano trovare più lavori. e garantire, quando c'è possibilità, alloggi non in periferia o in zone isolate e cioè fuori dal centro e da un'attività di interscambio con le altre persone. Per quest'ultimo caso, ovviamente, dipende dal tipo di disabilità o patologia che una persona ha, ma il senso è quello di tentare di evidenziare di non abbandonare una persona disabile e confinarla e isolarla da tutti gli altri.

Dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD), entrata in vigore nell'Unione Europea nel 2011, è stato, indubbiamente, fatto tanto ed in particolare, l’aver creato una maggiore consapevolezza sulla disabilità, in modo da garantire una vita più autonoma e sociale, ma le sfide sono ancora tante e molti sono i pregiudizi e le difficoltà economiche, sociali e lavorative che una persona disabile deve affrontare quotidianamente, in quanto esiste troppa disparità tra le Nazioni europeee.

Pertanto, più che fare progetti teorici, si devono cominciare a pensare e a realizzare in tempi brevi aspetti più pratici. per la vita di una persona disabile o con determinate patologie. La pandemia ed il lockdown hanno messo e stanno mettendo in luce molte criticità e problemi ancora irrisolti e non si deve rimandare più di tanto, in quanto tutte le persone vivono giorno per giorno e non possono aspettare la lunga burocrazia di un governo o la frammentarietà delle leggi che spesso cambiano non solo da nazione a nazione, ma all’interno di una città della stessa nazione. Tutti, a partire dalle singole località, anche le più piccole, devono e dovrebbero aggiornarsi ed avere proprio per questo un programma comune. Non si sta parlando di eliminare la particolarità e le caratteristiche di una nazione, ma partendo proprio da questo e dagli aspetti positivi che sono stati finora fatti, dovrebbe essere chiaro che, indipendentemente dalla nazionalità, una persona disabile è uguale agli altri e, in generale, i problemi sono purtroppo gli stessi.  Le persone con disabilità continuano ad affrontare molteplici ostacoli e discriminazioni, in quanto non hanno un vero e proprio riconoscimento della condizione di disabilità tra gli Stati membri dell'Unione Europea, e quando c’è, tutto ciò si basa solo per meriti e sporadiche iniziative di alcune nazioni o Comuni intelligenti.

Dovrebbe essere chiaro per tutti quanti i membri degli Stati europei il promuovere l'inclusione sociale, economica e la partecipazione alla società senza discriminazioni e nel pieno rispetto dei diritti basati sull'uguaglianza con ogni persona, indipendentemente da chi sia e cosa abbia.

Tiziana Scotti

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