Come i bambini sotto il lenzuolo” è un romanzo pubblicato da Francesco Cannadoro, già scrittore, blogger, attivista sui social, e caregiver del figlio Tommaso.

A differenza degli altri libri dell’autore che raccontano la disabilità di Tommaso e la vita e le scelte di papà Francesco e mamma Valentina in maniera intima e autobiografica, “Come i bambini sotto il lenzuolo”, pur raccontando da vicino la disabilità, è un romanzo che da voce a personaggi fittizi, anche se non vi sarà difficile trovare alcuni tratti di Francesco e alcune vicende della famiglia Cannadoro, anche se romanzate. Questo libro racconta la vita, e le scelte, di Federico, padre di un bambino nato con una grave disabilità, che, almeno per come ci viene presentato all’inizio, rifiuta il ruolo di padre e caregiver di Simone, abbandonando la moglie Serena e il figlio. 

Come genitore, e come uomo, Federico sceglie la via più semplice: fugge e non vuole assolutamente assumersi le sue responsabilità di padre. La disabilità del figlio lo atterrisce e lo spaventa a tal punto da indurlo a rifarsi una vita lontano, a mentire a tutti, ma soprattutto a se stesso.

Come dice il titolo, il protagonista, Federico, si nasconde “sotto il lenzuolo”, ma così facendo non comprende che i suoi problemi, le sue paure non scompaiono, possono solo diventare fardello di qualcun altro.

Le cose cambieranno per lui quando incontrerà Laura, una donna di cui si innamora, ma alla quale nasconde una dolorosa verità: il segreto diventa suo figlio Simone e il suo rapporto con la disabilità e la famiglia, la sua vergogna di non avercela fatta, che ritorna prepotente. Federico sarà costretto a fare i conti con sé stesso, non senza una spinta, anche brusca è dura, ma scoprirà che c’è molto di più di quello che pensava in suo figlio Simone, scoprirà la bellezza di prendersi cura di un altro essere umano, di poter comunicare con suo figlio. E la disabilità farà meno paura, anche se non viene edulcorata, né viene offerta una soluzione facile, né un finale scontato. Perché nella vita reale, come quella di Francesco Cannadoro, di cui il protagonista Federico incarna una parte, quella più oscura, una sorta di Nemesi, di come sarebbe andato se Francesco non avesse accettato la situazione e non avesse retto la situazione. Trovo che ognuno di noi sia un po’ Federico, più volte nella vita, e ci capita di dare voce a quella parte nascosta, di cui ci vergogniamo, quella parte che ci fa fare pensieri arrabbiati, scoraggiati, oscuri, che tutti noi abbiamo dentro. Nella vita reale, oltre la finzione del romanzo, che poi tanto finzione non è, la disabilità di un famigliare sconquassa gli equilibri, le certezze, le aspettative e non tutti reagiscono nello stesso modo. Ed è giusto mostrare anche chi è fragile, chi è debole, chi fugge, chi non accetta, perché esistono anche queste scelte e ogni essere umano, ogni genitore è un mondo a sé e non si può condannare, si può solo cercare di capire e supportare.

Ho letto il libro tutto d’uno fiato e mi sono molto immedesimata in molti passi, sia direttamente che indirettamente.

Sono una donna adulta, ma ho anche una disabilità motoria dalla nascita e capisco perfettamente quanto sia faticoso il percorso di accettazione sia della persona che ha la disabilità, sia dei famigliari che le stanno intorno. Per i miei genitori non è stato facile, è stato un bello scossone, in questi casi di diagnosi impietose, c’è chi reagisce meglio di altri. I miei hanno fatto ciò che ritenevano giusto, non sono scappati, ma sono sicura che anche loro abbiano avuto i loro momenti di paura e rabbia, come tutti.

Comprendo bene alcune dinamiche di Federico nel libro, ma anche la fatica di Serena (la moglie) di crescere suo figlio Simone da solo.

La disabilità e la sua accettazione è un percorso tortuoso, non lineare, ci sono progressi, ma anche fallimenti, curve tortuose e salite ripide e discese inaspettate e precipitose. Francesco Cannadoro lo sa bene, e lo scrive altrettanto bene.

“Come i bambini sotto il lenzuolo” è come una lente che mostra tutte queste sfaccettature, ci sono tante emozioni, tutte valide e condivisibili. Ed è anche vero che alcune cose le si capiscono solo quando le si attraversano: come il diventare genitore, o avere una disabilità.

Da lettrice, io mi ci sono ritrovata in entrambe le situazioni: da disabile e da madre, e capisco perfettamente che ciò di cui parla Francesco, tramite il protagonista Federico, è qualcosa che tutti prima si trovano a provare o pensare.

Chi, da genitore, non ha mai avuto il pensiero di non farcela, di non essere abbastanza, di star sbagliando qualcosa per il proprio figlio?

Diventare genitore e, nel caso di Federico con Simone, affrontare la difficoltà di una disabilità complessa, è qualcosa per forza di cose che ti cambia: può farti maturare e spingerti fare del tuo meglio, con quello che hai, oppure può indurti a fuggire dalla responsabilità o delegarla ad altri. Sono tanti i casi di genitori che non si possono definire tali, se non a livello biologico. E non c’entra la disabilità, ma il sentimento. Può sembrare banale, ma non lo è, ma l’amore e l’impegno che si mette in una famiglia è ciò che la fa funzionare. È la consapevolezza di poter fare la differenza, o più semplicemente, di volerci essere come padre o madre per quel bambino. Non tutti i genitori sono in grado di amare e di mettersi in gioco in questo difficile compito, ma credo che l’importante sia provarci sempre, e cercare di tirar fuori il meglio che si può.

Questo libro racconta proprio di questo:  di sentimenti, di amore, di disabilità, di genitorialità, di confronto col passato, ma anche del difficile percorso del crescere e “accettare se stessi” e la vita che abbiamo scelto.

 

(Le foto sono state scattate da me alla presentazione del libro, il giorno 7 ottobre a Orino, Varese).

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Samanta Crespi

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