Il 7 luglio, dopo tre lunghi anni, sono andata nuovamente ad un concerto. Il mio ultimo era stato quello di Phil Collins ad Assago, il 17 giugno 2019, un’esperienza bellissima e intensa.

Questa volta è stato il turno di Irama, giovane cantante del panorama musicale italiano, che tanto piace ai giovani e a mia sorella, che ho accompagnato per l’occasione. In realtà ho semplicemente ricambiato un favore, perché lei c’era al concerto di Phil Collins nel 2019 e così io ho voluto di nuovo fare io adesso per Irama.

Chi ha una disabilità lo sa che accedere ad un concerto, qualsiasi esso sia, non è mai scontato, né privo di difficoltà.

Negli ultimi tempi sono state molte le segnalazioni di spettatori disabili scontenti per il trattamento delle organizzazioni dei concerti.

I problemi più frequenti riguardano l’assistenza sul posto, l’esiguo numero dei posti, così come i costi del biglietto (quasi sempre gratuito per L’accompagnatore e non per la persona disabile) e in ultimo, ma non meno importante, l’ubicazione dei posti, quasi sempre sacrificata e lontana dal palco, con un’acustica pessima, il che ovviamente vanifica l’esperienza bella di un concerto ai più.

Veniamo però alla mia personale esperienza con l’organizzazione del concerto di Irama.

Come sapete non basta acquistare un semplice biglietto sui canali di vendita online, ma bisogna trovare il sito dell’organizzatore (nel mio caso “Shining Production), mandare una specifica mail di richiesta con tutti i dati e il verbale che attesti la disabilità. 

Una volta fatto questo occorre sempre aspettare la conferma che ci sia effettivamente posto per la persona disabile e anche questo non è scontato, perché i posti sono limitati.

Io ho scritto alla responsabile della comunicazione Laura Ciraudo specificando le mie esigenze e chiedendo posto disabile più accompagnatore. Mi è stato risposto che avrebbero allestito una pedana rialzata per disabili e dato che non avevo esigenza di sedia a rotelle avrebbero messo una sedia normale per me.

Fin qui tutto abbastanza normale, se non fosse che non mi è stato detto dalla persona dell’ufficio comunicazioni come acquistare i biglietti, né dove né quando. 

Questo succedeva a fine aprile. A giugno decido di scrivere una mail sollecitando informazioni su biglietti e orari per organizzarmi, dato che sarei andata con mio padre e mia sorella (minorenne) e qui inizia il disagio.

La signora Ciraudo ad ogni mia richiesta di ulteriori specifiche risponde vaga, evasiva, a monosillabi.

Arrivo alla sera prima a sollecitare che mi si dica come ritirare i biglietti per noi predisposti, scoprendo il 6/07, il giorno prima del concerto a Legnano (Milano) che avrei dovuto acquistarli online per evitare di fare la coda.

Essendo un evento all’aperto e molto capiente sono stata fortunata a trovare comodamente i biglietti su ticket one, pagando comunque 7€ in più tra prevendita e spedizione via mail di biglietto elettronico, ma se non fosse stato così? 

Ai concerti ai quali ho partecipato ad Assago, per esempio, biglietti venivano acquistai per tempo o prenotati da ritirare poi al momento dell’evento in una cassa dedicata. Qui ho dovuto acquistarli il giorno prima senza avere quindi certezza.

La sera del concerto, verso le 19:00 arriviamo al Castello Visconteo di Legnano, location del concerto e, per fortuna, ci indicano i parcheggi per persone disabili, che comunque non erano vicinissimi all’area dedicata e al palco.

Una volta in fila arriva la spiacevole sorpresa di cui nessuno si era premurato di informarmi, ci sono persone della Security che controllano ogni persona, e fin qui tutto normale, anche se dover svuotare ogni tasca zaino e pertugio essendo tastati ovunque è passati al metal detector come in aeroporto non è stato proprio il massimo e avrei voluto saperlo prima, anche perché ci costringono a lasciare cibo e i tappi delle bottiglie d’acqua, e borracce, di fatto rendendo impossibile bere e mangiare in attesa del concerto.

Alla fine, viste alcune rimostranze, una poliziotta ci consente di mangiare sempre lì dove siamo in coda dicendo: “se avete fame e sete bevete e mangiate adesso, altrimenti lasciate tutto.”.

Sono le 20:00 e il concerto di IRAMA finirà a mezzanotte, a Legnano ci sono più di 32 gradi e c’è vento. Ditemi se è normale impedire, in un evento all’aperto, ad ogni persona non solo a chi ha una disabilità, di consumare il proprio cibo portato da casa?

Per me non lo è, e sono sincera, il veto sul cibo è la prima volta che mi capita.

Ad Assago nel 2019 ci fecero lasciare i tappi delle bottigliette, per una questione di sicurezza, ma null’altro e comunque alForum di Assago si poteva acquistare cibo, volendo, qui a Legnano no.

Ci mettono sulla pedana, tutti stipati, senza logica di distinguere chi ha ausili, sedia a rotelle o no, anche per una possibile movimentazione. Anche questo non l’ho trovato molto sicuro in caso di evacuazione.

Il concerto in sé è stato bello, l’acustica per quanto fossimo lontani si sentiva bene e si godeva di una bella visuale, quello che a me non è piaciuto è stato proprio il non avere tutte le informazioni utili “prima” e ottenerle solo “dopo”, sul posto.

È importante quando si interagisce con una persona con esigenze specifiche essere il più chiari e dettagliati possibili, cosa che la “Shining Production” non ha assolutamente fatto, per permettere a tutti di essere organizzati e a proprio agio.

Andare ad un concerto non dovrebbe essere un lusso, o un terno al lotto per chi ha una disabilità, già è abbastanza avvilente dover ogni volta presentare certificati medici e spiegare o chiedere più volte informazioni che dovrebbero essere ovvie, e pagare i biglietti esigui che vengono messi a gentile concessione, non mettiamoci anche la cattiva organizzazione o risposte evasive, che fanno sprecare solo energie e tempo.

 

(Foto libere o proprie)

 

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Samanta Crespi 

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