Senzadubbio una delle future missioni della razza umana sarà quella di provare a colonizzare nuovi mondi. Ancora ne dobbiamo fare di strada e capire, cercare un pianeta che possa fare alle nostre esigenze, capire poi in che modo vivere, adattare ed adattarsi alle nuove situazioni diverse, non sarà certamente facile e proprio per questo ci vorrà del tempo ancora, ma come siamo riusciti a scoprire nuove terre e a renderle abitabili, o comunque vivibili, un giorno riusciremo a fare anche questo. Sicuramente, ognuno di noi è diverso ed ha capacità e tempi diversi di adattamento. Una delle sfide pertanto è e sarà quella di trovare un modo per abbattere queste barriere.

Uno dei progetti che sta prendendo forma con molto entusiasmo, non solo per capire cosa fare in un futuro e come rendere possibile tutto ciò, ma per dare un’ulteriore speranza di inculsività per tutti, riguarda il titolo di questo articolo. Un paio di anno fa, sembrava anche più di un film di fantascienza, ma adesso le cose sembrano cambiare ed evolversi in mood positivo.

Un qualcosa di storico è, infatti, accaduto proprio in questi ultimi giorni ed esattamente domenica 17 ottobre, quando un equipaggio denominato “i 12 ambasciatori della disabilità" ha effettuato con successo un volo parabolico. L’obbiettivo di questo ambizioso progetto, il grande scopo è di rendere lo spazio un luogo e un mezzo accessibile a tutti, anche per chi presenta particolari difficoltà. Se il 15 settembre è stata lo stesso una data fondamentale, in quanto Hayley Arceneaux è diventata la prima persona con una protesi a volare nello spazio, l'Agenzia Spaziale Europea ha posto e completato con successo, appunto proprio un paio di giorni fa, l’ulteriore step stabilito, riuscendo a portare un equipaggio di 12 persone disabili ad un'altitudine di oltre 9.000 metri per un volo parabolico che simula, per alcuni secondi per volta, l'assenza di peso, conducendo e facendo condurre anche dimostrazioni ed esperimenti durante il volo.

Adesso, ma il compito non è semplice, si deve trovare il modo per far sì che il volo spaziale possa diventare completamente disponibile anche per le persone con disabilità: scienza, tecnologia, ingegneria e matematica pertanto collaboreranno insieme in una ricerca avanzata per rendere il tutto più accessibile, sicuro ed inclusivo. Il test, effettuato un paio di giorni fa, è stato molto importante in quanto, attraverso questo, è stato possibile capire al meglio come possono e dovranno funzionare determinate dinamiche, attraverso pertanto una maggiore esperienza registrata sul campo non solo dagli scienziati e collaboratori vari, ma anche agli stessi 12 per migliorare il più possibile, evitando di ripetere quegli errori oramai fatti e superati, allo scopo di avere una più completa comprensione di come poi dovrà essere il viaggio spaziale, più inclusivo e accessibile a tutti.

Lo scopo finale di AstroAccess, pertanto, è quello di riuscire a far volare nello spazio, nel corso dei prossimi anni, almeno uno, ma perchè no, anche il più numero possibile dei partecipanti a questo progetto.

Alessandro Cavernicoli

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