L’associazione Disabilmentemamme il 5/ottobre/2023 ha intervistato l’autrice di libri per bambini, scrittrice e attivista, Francesca Cavallo. 

Di seguito trovate la trascrizione della video intervista “Un caffè con”.

Nel leggere il libro Fuoriserie, ci dice Francesca Cavallo, l’autrice, “per me è molto importante che, per un bambino, emerga l’idea di forza legata alla disabilità o alla carrozzina, perché questo libro vorrebbe proprio contribuire allo scardinamento dell’idea che la disabilità sia tristezza e che l’ausilio sia sempre visto come costrizione”. Si parla poco di disabilità in generale, ma non è poi un fenomeno così piccolo, riguarda molti, ma si tende a rimuovere la disabilità dallo sguardo comune, pensando che non ci riguarderà mai e questo è uno dei principali problemi dell’abilismo. “Nei libri illustrati per bambini c’è un’enorme carenza di rappresentazione della disabilità e di corpi non conformi, ma non è solo questo il problema: quando uscì il primo libro “storie della buonanotte per bambine ribelli”, c’era la storia di una modella nera, Alek Wek, (fuggita con la mamma dal suo povero villaggio d’origine, dopo un pericoloso viaggio è giunta a Londra e qui, nel 1995, è stata notata da un talent scout che l’ha fatta diventare una delle modelle più pagate al mondo), in fase di stampa di questa storia, mentre controllavamo i sedicesimi ci accorgemmo che il tecnico del colore, proprio sulle tavole di Alek Wek stava scaricando tutto il colore, perché gli sembrava troppo “nera”, mentre proprio così doveva essere. Se noi autrici non ci fossimo accorte di questo, si sarebbe operata una “censura inconsapevole” sula storia di Alek Wek solo in virtù di condizionamenti inconsapevoli che tutti noi abbiamo, senza rendercene conto.”

L’illustrazione in un libro per bambini conta moltissimo, conta il come, ma anche il processo creativo che porta a illustrare un determinato personaggio in un certo modo.

“I primi bozzetti dell’illustratore del personaggio di Tatyana McFadden, Luis San Vicente, rappresentavano una bambina triste, a tratti Dickensiana, che non avevano nulla a che vedere la vera Tatyana bambina. Il problema stava proprio nel modo di rappresentare un corpo disabile. Una questione di aderenza a proporzioni umane che si impara alla scuola d’arte, ma che non può andare bene per rappresentare davvero come è un corpo con una disabilità fisica. Tatyana ha le gambe più esili e più piccole rispetto al resto del corpo, essendo nata con spina bifida, ed importante che venga rappresentata così com’è. La sua rappresentazione in “Fuoriserie” è importante perché crea un precedente, un’impronta nuova, uno nuovo immaginario sulla disabilità.”

Margherita, un’ascoltatrice, pone questa domanda a Francesca: “Nelle tue interviste dici spesso di avere vissuto il conflitto, come di un fuoco che hai dentro, ma come si fa a gestire bene questo fuoco, questa rabbia, in modo costruttivo?”

Francesca risponde: “La rabbia è importante, perché ci segnala la non rassegnazione, una nostra insoddisfazione, cosa che ti dà molta energia. Il punto è: capire come e dove incanalare la rabbia, sotto forma di energia, senza lasciarla libera di distruggere. Perché la rabbia distruttiva non porta a nulla, distrugge e ci lascia in uno stato d’animo peggiore. Quando ho iniziato a capire che la rabbia che provavo poteva essere incanalata ho capito che potevo usarla in maniera costruttiva per creare maggiore connessione, per capire cosa cambiare, cosa decostruire. A volte non ci rendiamo conto di fuggire dalla rabbia, da quello che non ci piace, quando invece è importante permetterci di sentire quella rabbia, quel dispiacere, sostare in quel sentimento, per poi continuare. 

Questo movimento c’è proprio nell’ultima delle tre storie di “Fuoriserie”, nella storia di Zara Nehmati, una ragazza che dopo un bruttissimo incidente non può più praticare il taekwondo, sporche tanto amava e in cui era anche brava.

Nel libro ci sono 2 illustrazioni di questo sentimento, in cui Zara è triste per ciò che le è successo: la prima in cui Zara guarda fuori dalla finestra della sua camera, il mondo che va avanti senza di lei; la seconda in cui lei si vede in sedia a rotelle, bloccata, davanti a un’enorme scalinata che è per lei un gigantesco ostacolo e da cui si sente tagliata fuori.

Tante volte, si rende a non raccontare questo momento di scoramento nei libri per bambini, si tende a sorvolare sul fatto che la vita a volte “ti capotta”, ma questo che succede invece, è importante ricordarlo, fa parte della vita, perché i momenti di scoramento e di difficoltà capitano a tutti, disabili e non, ma ai bambini è importante raccontare e dire che quel momento di tristezza e difficoltà si può superare, ce ne si può tirare fuori, ma è anche giusto viverlo.”

In fuoriserie una parola non compare mai: “nonostante”.

Nella narrazione della disabilità e dello sport spesso si tende a separare la persona dalla disabilità, invece la persona è anche la disabilità che la caratterizza.

Se uno impara ad amarsi, impara ad accettarsi così come è, allora non ha senso dire che ha fatto qualcosa “nonostante” la disabilità.

“Il problema del l’abilismo è molto profondo, si tende a pensare sempre alla condizione di disabilità come a una “sfortuna”. Lo sguardo pietistico fa scomparire la persona a causa della disabilità. Lo sport ha il merito di portare le persone disabili fuori dalla famiglia, fuori dal guscio, nella società.”

Il libro “Fuoriserie” ha questa speranza, e cioè che si crei sempre più domanda di sport accessibili per le persone con disabilità. Poiché come ci insegnano queste tre storie, queste esperienze di campionesse paraolimpiche, sbloccano non solo la persona disabile che vive l’esperienza, ma anche tutta la comunità che supporta quell’atleta. È qualcosa di più, un’esperienza “Largen then life” di reciprocità tra chi vive lo sport come atleta e chi sta dietro a tutto questo. Si trovano scopi, sogni, si creano esperienze e “connessioni”.

“È importante che a queste storie venga fatto onore, che venga diffuso questo libro, Fuoriserie da la possibilità di avere chiavi di accesso diverse, non solo ai bambini con disabilità che si vedono rappresentati, ma a tutti.

Volevo che la storia fosse a colori, perché le persone di cui parla sono a colori e perché non c’è una sola rappresentazione valida, una sola verità, ma molte e tutte meritano spazio e riflessione.”

 

 

Trovate il video integrale della diretta qui:

https://fb.watch/nNQOK2h76x/

 

Si ringrazia Francesca Cavallo per la partecipazione.

 

(Interviste e foto autorizzate)

Samanta Crespi

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