Sono moltissime le patologie piuttosto invalidanti che hanno non hanno una terapia definita ed efficace, ma per fortuna, oggi, grazie anche ai continui progressi tecnologici, si stanno portando avanti moltissimi studi che hanno come obiettivo il tentativo di trovare nuovi metodi e quindi nuove terapie a quelle attualmente utilizzate al fine di rendere meno invalidante e gravosa per chi ne soffre una determinata patologia. E uno di questi studi potrebbe aprire nuove speranze. È stato infatti effettuato uno studio, adoperando una nuova tecnica, per alleviare quello che comunemente viene chiamato dolore cronico e che purtroppo rappresenta una delle principali cause di disabilità, in quanto va ad interessare anche moltissime tipologie di patologie e malattie, anche diverse tra loro. Se fino adesso, erano frequenti terapie mediante l’utilizzo di farmaci per lo più oppioidi, che tuttavia procuravano vari effetti collaterali anche piuttosto seri e gravi per quanti utilizzavano questo tipo di terapie, andando spesso anche ad abusare questo utilizzo di oppioidi, un gruppo internazionale ha cercato un’alternativa a questi medicinali, mediante un nuovo tipo di neuromodulazione, un trattamento, cioè, basato sulla stimolazione elettrica, a frequenza ultra bassa, per modificare la trasmissione degli impulsi nervosi. Tutto questo, ovviamente, è ancora agli inizi e si tratta di uno stadio iniziale, ma, l’aspetto positivo e rassicurante, che fa ben sperare per un successivo passo in avanti, sono i buoni risultati che si hanno avuto sui topi, ma, soprattutto, in un gruppo di 20 pazienti. In breve e in sintesi, lo studio ha interrotto la trasmissione dei segnali dolorosi che viene inviata al cervello, dopo che la fonte originaria del dolore è stata eliminata, riducendo, questa volta, i danni locali ai tessuti, attraverso l’utilizzo di corrente non continua, cosa molto importante, in quanto fino ad ora la neuromodulazione poteva avere seri effetti invasivi, avere risultati variabili e causare vari effetti collaterali. Dopo vari test sui topi, i ricercatori hanno provato infatti questo nuovo metodo su 20 pazienti che presentavano dolore alle gambe e mal di schiena cronico, mediante 5 trattamenti di neuromodulazione in due settimane. Il risultato è stato una riduzione del mal di schiena fino al 90% e dei dolori alle gambe fino al 50%. Come detto prima, questo è solo l’inizio e la ricerca deve essere monitorata e posta su un livello ancor più avanzato e con un gruppo maggiore di pazienti, ma questa nuova tecnica potrebbe aprire nuove prospettive di trattamento nei confronti di una patologia e quindi di una disabilità molto importante ed invalidante e che arriva a colpire, in realtà, non poche persone in Italia e nel resto del mondo. 

Tiziana Scotti

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