Nel nostro paese si pubblicano molti libri di tutti i generi, e tra questi il mercato dei titoli dedicato ai bambini e ragazzi è sempre molto ricco di proposte e nuovi titoli, quelli che spesso scarseggiano, in questo settore di letture dedicate all’infanzia, anche se negli ultimi anni qualche spiraglio c’è, sono i libri che parlano di disabilità, di minoranze, e di tutto ciò che spesso non viene rappresentato, perché è visto come strano o difficile da raccontare ad un bambino.

Proprio per questo motivo Fuoriserie è il libro che mancava e di cui si sentiva il bisogno.

Fuoriserie. Tre storie di campionesse paralimpiche.” è un albo illustrato di Francesca Cavallo scrittrice bestseller, imprenditrice e attivista italiana, co-autrice della serie Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli.

Questo breve libro illustrato, edito da Momo Edizioni, ci trasporta attraverso immagini e parole, scelte con cura, nelle storie di tre bambine, tre donne e atlete disabili che, nella loro vita, così come ci viene raccontata, hanno saputo fare della propria difficoltà e della propria unicità un punto di forza, un’occasione di svolta, fino ad arrivare a gareggiare nelle paralimpiadi.

Chi sono le protagoniste di queste tre storie e perché sono così importanti?

Bebe Vio che tutti credo conosciamo anche solo per sentito dire, Tatyana McFadden e Zahra Nemati.

La prima cosa che colpisce nella narrazione di queste tre storie, è proprio la semplicità con cui ci viene presentata la disabilità, nei corpi, nei modi, nelle emozioni. Non c’è retorica, non c’è abilismo, non c’è buonismo, c’è solo l’osservazione pura e semplice di ciò che è stato e che è. Si dice spesso che i bambini non hanno filtri e hanno bisogno di spiegazioni semplici per capire, e così funziona per questo libro.

C’è la curiosità, c’è l’ironia, ma c’è anche la percezione del coraggio e della voglia di fare che hanno avuto queste bambine, ora donne, nel voler raggiungere un loro obiettivo un loro sogno, che non è quello di tutti, si badi bene, ma il loro sì.

È un potente messaggio, al di là del mito della performance e del risultato a tutti i costi, in questo libro infatti non si sottolinea mai il “se vuoi puoi”, ma il “segui quello che senti”, per dire ai bambini che se hanno una passione, sportiva in questo caso, è bene coltivarla, ma se anche non dovesse andare quel percorso, per qualsiasi motivo, si può cambiare e si provare qualcos’altro. 

È ovvio che qui si parla di atlete di altissimo livello, che hanno vinto medaglie alle paraolimpiadi, ma credo che l’importante qui sia proprio il non farsi definire dal limite che accade o con cui veniamo al mondo.

Non tutte le persone con disabilità diventano, ovviamente, atleti sportivi a livelli così elevati, ma credo sia importante che i corpi della persona disabili vengono rappresentati, così come i loro desideri, è fondamentale far capire che la disabilità non deve sempre essere vista solo come una sciagura, una cosa di cui vergognarsi, ma al contrario può essere una possibilità, un fattore di unicità. 

Questo lo dico, e lo sottoscrivo, da donna e da mamma con disabilità: c'è una assoluta necessità di rappresentazione della diversità e delle minoranze. 

In Fuoriserie, oltre alla disabilità rappresentata sotto diverse sfaccettature, sia per quanto riguarda la questione motoria, poiché nel caso di Tatyana la disabilità è congenita, mentre nella storie di Bebe e di Zahra la disabilità sopraggiunge in seguito a malattia e a un incidente; ma anche per quanto riguarda la rappresentazione degli ausili, come la sedia a rotelle o le protesi di Bebe, infatti ho trovato molto carino e ingegnoso il fatto di associare in una pagina il disegno di Bebe e la sua menomazione a protesi fantasiose disegnate nella pagina accanto e che, se associate tra loro, trasformano di volta in volta la nostra protagonista, in una Bebe diversa, come in un gioco di incastri. (Questa è stata la parte preferita di mia figlia di sei anni, durante le diverse letture).

La bellezza e la particolarità di questo libro non si ferma qui, però. Ci sono altri aspetti che emergono, con una semplicità disarmante, ma anche di questo c’era davvero bisogno.Tatyana,per esempio, viene adottata, e va a vivere in America con le sue due mamme, il fatto che abbia una famiglia omogenitoriale è vissuto come un fatto normalissimo e totalmente scontato, da non

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Così deve essere. Le domande se ci sono, o saranno, devono avere risposte chiare e senza pregiudizio. Ma è importante che si dica che queste realtà esistono, così come esistono corpo non conformi che vivono, sentono e amano.

Per quanto riguarda me, che sono una donna disabile dalla nascita, devo dire che sono rimasta affascinata da queste storie, che non conoscevo (se non quella di Beatrice Vio), ma che hanno risuonato in me, profondamente, mi hanno commosso, perché parte del percorso di accettazione e di vita in salita di queste atlete l’ho vissuto anche io. E capisco bene cosa significhi doversi adattare e sopravvivere in un mondo che spesso non capisce e con la sua invadenza inopportuna spesso ferisce.

Proprio per questo cerco di insegnare a mia figlia a guardare le cose per quello che sono, a chiedere se non da, e a provare se non riesce.

Questo libro è un piccolo gioiello, e mai come oggi, c’è bisogno di nuove voci, voci fuori dal coro, che abbiamo il coraggio di dire, perché i bambini e le bambine, soprattutto, possano sperare in un futuro migliore, più solidale, più consapevole, dove le idee possano cambiare, ma iniziando da noi, che possiamo insegnare loro la bellezza del coraggio e della vita per come è, e non per come vorremmo che fosse. Se qualcosa ci spaventa, o non lo capiamo, allora cerchiamo di informarci di più e meglio, non perdiamo mai la curiosità e il dubbio, facciamo domande, esigiamo risposte vere e sincere.

Tutti abbiamo diritto a essere visti e sentiti, ognuno di noi può realizzare nel suo piccolo qualcosa di grande.

 

Per acquistare il libro potete cliccare qui:

https://momoedizioni.it/catalogo/libro/fuoriserie

(immagini libere o proprie)

(Si ringrazia anche a nome di dell'associazione disabilmentemamme per la copia in omaggio) 

Samanta Crespi

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