Per le persone adulte con paralisi cerebrale infantile molto spesso i percorsi riabilitativi e fisioterapici tradizionali o demandati alle Asl, sono spesso insufficienti o carenti. Da qui nasce l’esigenza di trovare percorsi alternativi, ed è quello che ho fatto io circa 15 anni fa’, intorno ai miei 23-24 anni, mi sono imbattuta in qualcuno che mi ha parlato della dottoressa Bertelè e del suo metodo di riabilitazione posturale. All’inizio ero un po’ scettica, visti i miei trascorsi non molto felici tra terapie, interventi e ospedalizzazioni, poi dopo aver letto il suo libro “Liberi di Guarire”, mi sono persuasa a provare. Anche se ora sono una ex paziente, mi piacerebbe comunque condividere con voi la mia esperienza.

Ma come nasce il metodo Bertelè?

Laura Bertelè, nata il 9/7/1952 a Ballabio (LC), si laurea in Medicina e Chirurgia il 11/7/1976 presso l’Università Statale di Milano e successivamente consegue la specializzazione, sempre a Milano, in Terapia Fisica e riabilitazione motoria con la Professoressa Cecilia Morosini discutendo la tesi: “Metodo Mézières: nuova ipotesi di rieducazione posturale”.

A ventisei anni diventa assistente di ruolo in Ortopedia e Traumatologia presso l’ospedale di Cernusco sul Naviglio, per poi decidere tre anni dopo, primo ed unico medico, di partecipare al corso di formazione al metodo Mézières tenuto da Françoise Mézières nel Gers, in Francia.

Rientrata in Italia, presenta le dimissioni dall’ospedale e inizia la libera professione in stretta collaborazione con Mézières da cui torna numerose volte per assimilare e affinare sempre più la tecnica.

Nel 1984 è scelta dalla stessa Françoise Mézières come insegnante nella sua scuola di formazione insieme a Françoise Tisserand, una terapista francese.

In che cosa consiste il metodo Bertelè?

Ogni seduta è un cammino nuovo, un percorso, un guado in cui l’operatore affianca, sostiene accompagna la persona.

Dall’esperienza di Laura è nato un metodo che integra la tecnica corporea ereditata da Mézières, con una filosofia di più ampio respiro, che considera la persona come un tutt’uno di corpo-mente-emozioni, inserita in un ambiente socio-famigliare con cui interagisce ininterrottamente.

Questa dichiarazione d’intenti rappresenta la pietra miliare di questo approccio sia in ambito riabilitativo che di prevenzione e benessere della persona. Il metodo, infatti, non consiste nella semplice applicazione acritica di un rigido protocollo, ma richiede al professionista che lo pratica un riorientamento verso l’individualità e l’unicità del paziente.

“Siate nelle vostre mani, siate le vostre mani. (F. Mézières)”

 La tecnica viene realizzata manualmente con idonee manovre sui muscoli che hanno come scopo principale quello di allentare la tensione muscolare, specie quella delle catene per permettere agli antagonisti (pettorali, addominali, quadricipiti) di tonificarsi, armonizzando l’intero sistema con riferimento costante alla morfologia ideale. Il soggetto è disteso su un lettino apposito (lettino Bertelè) o su un tappeto. Si inizia sempre con il soggetto supino e gradualmente lo si porta alle posture di maggior allungamento in posizione assisa o con arti inferiori a 90°. Gli unici ausili utilizzati sono cuscinetti di varie dimensioni e densità e fasce morbide.

Nella postura di base (messa in asse) il soggetto viene trattato in posizione supina: lo scopo primario è allungare, tramite posture e massaggi di stiramento, le catene muscolari, in modo che non frenino più le articolazioni, e gli altri muscoli possano riprendere la propria funzione e ricuperare il tono perduto. Si sciolgono così tutti quei “nodi” che sono dannosi per articolazioni, tendini, legamenti, dischi e menischi.

IL METODO È INNANZITUTTO UN MEZZO ATTRAVERSO CUI IL PAZIENTE PUÒ IMPARARE AD ASCOLTARE IL PROPRIO CORPO.

La sua applicazione è strettamente individuale. Dato che i muscoli, come ogni materiale elastico, non possono auto allungarsi, è necessario l’intervento di una forza esterna applicata sul corpo affinché i muscoli corti e retratti siano allungati e resi più elastici, con massaggi manuali e posture ad hoc. Le sedute di un’ora sono effettuate a ritmo settimanale almeno per le prime 4-5 sedute, poi in relazione al risultato ottenuto si possono diluire a un ritmo quindicinale e poi mensile. Il mantenimento mensile può continuare negli anni. In situazioni molto acute, da prescrizione medica, si possono eseguire anche 2-3 sedute alla settimana per alcune settimane. Per i bambini molto piccoli il terapista insegna ai genitori uno stiramento da eseguire quotidianamente per 10 minuti circa e poi li supervisiona con sedute ogni dieci-quindici giorni.

Nelle situazioni più complesse partecipano alle sedute due o più terapisti per allungare le catene e correggere le compensazioni.

Quando è necessario ottenere un cambiamento più radicale e duraturo della postura sono da prevedere delle settimane di sedute, cicli intensivi ai quali, io stessa, ho partecipato per anni, una volta all’anno.

Devo ammettere che, per esperienza personale e soggettiva, arrivando io da una situazione muscolare molto complessa, per via della paralisi cerebrale infantile e degli interventi multipli, ho trovato maggiore giovamento nella costanza delle sedute settimanali con terapisti/e nella mia zona, che non nel ciclo intensivo annuale.

Probabilmente perché per il mio fisico rendeva meglio la costanza della manipolazione, che non l’intensità concentrata in un’unica settimana.

Nei cicli intensivi (nella struttura di Merate) si fa prima una visita con la dottoressa Bertelè per fare il punto della situazione prima e dopo il ciclo, poi ogni mattina per cinque giorni si fa un percorso di rilassamento fisico ed emozionale prima del trattamento di massaggio vero e proprio.

Nel mio caso, avevo fino a 6 terapisti a maneggiarmi e massaggiarmi contemporaneamente: un’esperienza sicuramente intensa e particolare.

I benefici sono notevoli anche sugli adulti con paralisi cerebrale infantile, non solo sui piccoli: maggiore controllo dei muscoli, riduzione dell’ipertono, maggiore resistenza e percezione corporea generale.

Questa può essere una buona alternativa, anche se costosa, alla fisioterapia tradizionale e passiva.

 

Fonte: https://www.metodobertele.it

(Foto libere o proprie)

Samanta Crespi

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