Quando la vita ti mette a dura prova, quando ti fa mangiare il piombo, e ti ritrovi da sola a 13 anni in un paese straniero, con una lingua che non conosci, la forza arriva. Come arriva anche la voglia di aiutare il prossimo, perché l’empatia, quando hai sofferto, entra a far parte del tuo DNA.
Lo sa bene Jiuliet Kaine pluricampionessa di kayak, e di handbike.
 Juliet si è racconta a noi di disabiliabili in un’intervista a cuore aperto.
Mi accoglie telefonicamente con entusiasmo, abbattendo con umiltà la mia emozione nel intervistarla ,  mi viene così spontanea, la domanda:  raccontami di te?
 Juliet inizia a parlarmi di sé, di come nella sua vita fin dalla giovane età ha dovuto dimostrarsi forte come una leonessa. Di quando all’età di 13 anni è arrivata sola  in Italia, grazie all’associazione “Papa Giovanni”: questa opportunità le è stata data in quanto, dall’età di 9 anni, ha iniziato ad avere difficoltà a deambulare.
“non è stato facile”  racconta  “quando hai solo 13 anni sei ancora una bambina, la tua famiglia ti manca da impazzire,  ma ce l’ho fatta! Ho imparato la lingua italiana, ho imparato uno sport, e ho anche preso la patente; e per me è stato un grande traguardo”.
Continuando la nostra chiacchierata, mi racconta di come lo sport l’abbia motivata, di come il suo corpo gareggiando la motivasse, facendola sentire viva: “ho lavorato su di me facendo molto fisioterapia e, proprio grazie ad essa, non ho mai perso il controllo del busto durante le gare di kayak  e di handbike"
Ed è proprio grazie al suo impegno, che Juliet è diventata pluricampionessa italiana e nazionale di kayak.
 Ma ciò che fa di Juliet una campionessa nel cuore, è il suo amore per il prossimo. Numerose volte Juliet ha parlato col sindaco, per l’accessibilità urbana, e grazie alla sua caparbietà è riuscita nel suo intento, facendo creare sottopassaggi accessibili nella città in cui vive. Recentemente ha organizzato insieme al sindaco e ad altri ragazzi con disabilità una passeggiata per le vie di Modena, indicando al Sindaco stesso le difficoltà urbane in cui incorrono sia le persone con disabilita sia i normodotati: “bisogna aiutarsi l’un l’altro e non nascondersi”  afferma Juliet  .
Un’altra bellissima iniziativa  di Juliet Kaine è stata quella di parlare della disabilità e dello Sport ai bambini, nelle scuole.
 Ma d’altronde i bambini le stanno veramente a cuore, tanto è vero che spesso e volentieri, mi confida, manda dei bonifici a favore dei bambini in difficoltà.
Juliet con la sua esperienza personale e come personaggio sportivo insegna che la più bella medaglia che una persona possa vincere è quella di possedere un cuore d’oro.
“Mi fa piacere quando le battaglie  che porto avanti sono d’aiuto al prossimo dovremmo essere tutti come un’unica famiglia senza distinzione di nessun tipo”. Conclude Juliet e onestamente non posso che essere d’accordo con lei.
Tarantino Antonella

 

  

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