È di questi giorni la notizia che l’insegnamento della filosofia e della storia sono stati eliminati dal ciclo obbligatorio della scuola secondaria in Spagna, si parla degli anni che vanno dai 12 ai 16 anni compresi.

Un articolo di “Gazzetta filosofica” riporta: “Tra le novità più importanti vi è l'assenza del dettaglio degli avvenimenti storici da insegnare e la rinuncia a uno studio cronologico della Storia. Peggiore sorte è capitata alla Filosofia, che scompare del tutto dal ciclo obbligatorio. Gli studenti studieranno invece Valori Civici ed Etici, dove troveranno temi quali “memoria democratica”, “ecofemminismo”, “etica della cura” e “diritti LGTBIQ+”, «le bandiere politiche del governo di coalizione», specifica «El Mundo».

Da laureata in filosofia, e laureanda in scienze filosofiche, questa notizia mi lascia un po’ basita e mi spinge a condividere con voi una riflessione.

È vero che stiamo parlando della Spagna e non dell’Italia, ma anche nel nostro bel paese non è che le cose vadano poi meglio in quanto a programmi scolastici e insegnamenti delle varie materie.

La filosofia, qui da noi, viene insegnata solo a partire dal terzo anno della scuola superiore secondaria, per pochissime ore la settimana, il che da un’infarinatura della materia non certo sufficiente.

Perché insegnare o spiegare perché si faccia filosofia, non è solo passare al setaccio il pensiero dei grandi filosofi, ma è anche far comprendere il modo di ragionare intorno a certi problemi, o a farsi le giuste domande, porsi il dubbio per cercare le proprie risposte.

Per quanto riguarda me, sono una studentessa, molto fuori corso, della laurea magistrale in Scienze filosofiche.

Ho concluso tutto gli esami previsti dal curriculum universitario (compresi quelli relativi a storia per l’accesso all’insegnamento) nel 2013. Poi sono diventata mamma e tutto è rimasto come in un limbo in attesa, la mia tesi, alcuni progetti e i pensieri dello studio sui libri.

Quest’anno ho deciso per me stessa, ma anche per dimostrare a mia figlia che è giusto impegnarsi per realizzare se stessi e ciò in cui si crede, di riprendere in mano gli studi e ultimare la tesi e laurearmi.

Non è per niente facile rimettersi sui libri a quasi 40 anni, quando la maggior parte degli studenti universitari ha la metà dei miei anni e la mente fresca e tanto, tanto tempo libero a disposizione, ma mi sono accorta che in questi anni il peso di qualcosa che avevo iniziato e non compiuto stava iniziando e essere troppo. E mi sono detta: “O finisco entro un anno o lascio perdere tutto”, (anche se buttare via una quindicina di esami e la media alta degli esami sarebbe stata una sciocchezza è un fallimento).

Oltre all’impegno con me stessa per realizzare finalmente il mio percorso e per dimostrare che si può essere anche genitori e studiare, ho voluto farlo, perché la filosofia per me non è mai stata solo una materia da studiare a menadito per passare un esame, ma soprattutto un modus operandi, un pensiero che risuona, un dubbio che mi prende quando mi interrogo su certe questioni della vita pratica di tutti i giorni.

Alla fine la domanda è: “Cosa si fa quando si fa filosofia?

Vorrei rispondere con le parole della professoressa Rossella Fabbrichesi: “La filosofia è una lunga serie di domande: è come un bambino piccolo che pone ogni genere di interrogativo, senza risultare mai convinto da alcuna risposta, e che torna ancora e sempre a rivolgere le stesse domande. Memne apistein, ricordati di non credere, scriveva Nietzsche. Interrogati sulle domande che poni, esercitati a prendere distanza dalle ovvietà. La filosofia è un esercizio (una askesis, direbbe Foucault) che ha la capacità di allontanarsi dalla vita quel poco che basta per chiedersi il suo «perché»La filosofia è dunque inesausta domanda sulla domanda, domanda che crea altre domande. Il filosofo in questo senso è anzitutto un uomo «sospettoso», che esercita resistenza e opposizione ai saperi costituiti. La filosofia è educazione alla non ingenuità e difesa dalla superstizione.”

(Citazione da R.Fabbrichesi “Cosa si fa quando si fa filosofia?” Raffaello Cortina Editore).

Studiare filosofia, frequentare l’università nei primi anni 2000, a me ha dato tanto, mi ha permesso di mettermi alla prova su molti fronti, emotivo, psicologico e anche fisico. Ho superato paure e timori di una studentessa pendolare e in più disabile, ho conosciuto una realtà quella dell’Università Statale di Milano, molto più grande e caotica, rispetto alla mia città natale.

Ma più di tutto, in questi ultimi anni e, soprattutto, da quando sono diventata mamma, ho compreso quanto sia importante la filosofia non come sterile insegnamento di nozioni, ma come approccio di pensiero.

Non mi capacito della scelta della Spagna, ma non dubito che lo stesso possa capitare anche in Italia, se si continua a pensare che la filosofia sia solo sterile pensiero e dialettica fine a se stessa, quando invece dovrebbe essere insegnata è adattata come materia fin dalle elementari.

Non è così assurdo, se ci pensiamo, insegnare ai bambini a pensare a ragionare sui concetti di bene e male, sull’essere nel mondo, sullo stare con gli altri, sui valori che contano per vivere bene in società.

Stanno fiorendo per fortuna corsi e master che riguardano la sfera pratica della filosofia. Una sua applicazione in vari ambiti sociali, come quello lavorativo, psicologico e scolastico. Perché una competenza non ne esclude un’altra e i bambini sono i migliori insegnanti degli adulti con il loro sguardo limpido e meravigliato sul mondo.

Piuttosto che togliere la filosofia dai licei, io la implementerei alle elementari, senza nulla togliere a tutto il resto, ma come valore aggiunto.

Fonte: https://www.gazzettafilosofica.net/2022-1/marzo/il-governo-d%C3%A0-il-via-libera-alla-scomparsa-della-filosofia-e-dell-insegnamento-cronologico-della-storia/?fbclid=IwAR0CcjU2VzrbOAJlH3Eu0sZ9N3N6RP4ASxszSKg5fHlfgONR5JR91D8VvEc

 

(Foto libere o proprie)

Samanta Crespi 

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