A volte pensiamo di non poter fare grandi cose nella vita di tutti giorni. In alcuni casi ci proponiamo di fare grandi cambiamenti ma solo al momento giusto, magari quando saremo più preparati, quando avremo i titoli di studio giusti, o quando avremo racimolato i fondi necessari. Insomma, quando ci sentiremo davvero pronti.

La storia di cui vi parlerò mi ha fatto riflettere su quanto invece si possa fare tanto in ogni momento della nostra vita e noi proprio non lo ricordiamo.

Ibrahim, è un ragazzo senegalese che vive in Italia ormai da 10 anni. Lavora come operaio e nel fine settimana ha fatto anche il venditore ambulante sulle spiagge del Salento, precisamente a San Foca, Marina di Melendugno, in provincia di Lecce.

Ed è proprio qui che ha conosciuto “Io posso”, l’associazione che si occupa di offrire a tutti la possibilità di andare al mare, principalmente alle persone con disabilità.

Qui in spiaggia Ibrahim ha incontrato Gaetano Fuso, il poliziotto colpito da SLA scomparso nel novembre 2020 e premiato dal Presidente Mattarella per aver avviato il progetto “La Terrazza - Tutti al mare!”.

Quel che è successo non è da tutti. Ibrahim si è presentato ai volontari e ha dato la sua disponibilità per aiutare chi desiderasse andare al mare ma non può.

Questo gesto tanto altruista ha permesso ad Ibrahim di creare rapporti di vera amicizia.

Così Ibrahim passava le sue giornate libere ad aiutare il prossimo e col passare del tempo tutto questo gli ha fatto venire in mente un pensiero importante. Aiutando i disabili da noi in Italia ha ricordato i disabili del suo paese di origine, il Senegal.

Il suo pensiero è volato a tutti quelli che non potevano permettersi quegli ausili che qui comunque vedeva facilmente reperibili, come le carrozzine che a volte dopo pochi anni vengono sostituite e abbandonate per delle nuove. E così è nata un'idea che poi si è fatta progetto, ossia portare in Senegal tutti quegli ausili che qui da noi non vengono più utilizzati, neppure aggiustati, ma accantonati da una parte e lasciati al degrado.

Ovviamente Ibrahim ha sparso la voce fra i suoi amici, che non si sono tirati indietro e hanno fatto il possibile per dargli una mano nell’impresa. Alla fine, sono stati riciclati alcuni ausili e il viaggio è stato pagato interamente da Ibrahim. Per molti non sarà una grande impresa questa, per pochi invece, si tratta di aver ricevuto finalmente la libertà.

La vita di Ibrahim fa davvero riflettere. Ognuno di noi ha tanto da offrire e spesso basta solo aprire i propri occhi, guardarsi intorno e rendersi conto che possiamo migliorare qualcosa anche noi, senza aspettare che siano altri a farla. Ibrahim ha aperto il cuore, poi gli occhi e infine la mente. Non si è fermato davanti a desiderio, ma si è esposto ed è andato oltre.  La vita di Ibrahim è diventata un ponte e non solo per delle sedie a rotelle che finalmente daranno la libertà di movimento a delle persone costrette in casa nel Senegal. Ibrahim è un ponte per la solidarietà e per la progettazione di aiuti concreti. Un messaggio forte che spesso non viene trasmesso, ma che facilmente si occulta nelle mille lamentele quotidiane che si perdono e non portano alcun frutto ma solo un malessere contagioso e deleterio. Ibrahim è il segno che invece tutti possiamo fare tanto, ognuno di noi. Basta aprire il cuore e dare voce alle nostre idee. In questo modo, il bene che tutti possiamo fare può arrivare davvero lontano. Grazie Ibrahim.

Per chi volesse leggere l'articolo completo, lo può trovare su La Repubblica (Bari) scritto da Anna Puricella.

 

Margherita Rastiello

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