Quando si nomina la figura dell’assistente sociale ci vengono subito in mente i casi famosi degli ultimi anni, quelli tanto decantati dai media e che hanno fatto sì che si creasse ancora più confusione e diffidenza verso questa importante figura professionale.

Proprio per questo motivo le mamme del progetto “Disabilità Indipendenza Maternità-  DisabilmenteMamme” e l’associazione “M’ama - Rete Mammematte” hanno deciso di creare un evento pubblico e gratuito per parlare di affido, adozione, maternità e disabilità, con Chiara Bordoni.

Chiara Bordoni lavora come assistente sociale per il Comune di Terni del 2000, da 15 anni si occupa di tutela minorile e dal 2012 anche dell’affido.

Presta il proprio servizio come volontariato per l’associazione M’ama - rete mammematte da tempo.

Ma molti si chiederanno: come nasce la figura ed il servizio di assistenza sociale in Italia? Di che cosa si occupa l’assistente sociale?

Chiara Bordoni grazie alla sua disponibilità ci aiuta a capire.

Nel nostro paese spetta al Comune, insieme al tribunale dei minori, creare un mandato istituzionale per la tutela del minore secondo il d.p.r. 616/1977, che precede la legge 184/1983 sull’adozione e affido del minore, riformata riformata dalla n. 149/2001, e che ha effettuato un capovolgimento di prospettiva ponendo in primo piano l’interesse del minore abbandonato e il suo diritto ad avere una famiglia.

L’assistente sociale dietro consulenza del tribunale dei minori, richiesta dal Comune, (il servizio Sociale professionale su richiesta dell’Autorità giudiziaria minorile o civile, svolge l’indagine sulla situazione familiare del minore, per indicare le azioni da mettere in campo affinché, lo stesso minore possa permanere nella propria famiglia, solo in casi estremi ovvero dove emerge un grave pregiudizio per il bambino, si può arrivare all’allontanamento),  fotografa la situazione della famiglia e del minore per trovare la migliore soluzione possibile.

Esistono sia per l’adozione, sia per l’affido delle linee guida nazionali, che però possono subire alcune specifiche modifiche sulla base delle realtà regionali e comunali.

Ad esempio: non tutti i Comuni hanno il servizio dell’affido, mentre la pratica dell’adozione, è prevista obbligatoriamente.

L’adozione avendo carattere definitivo richiede che vi sia l’idoneità stabilita dal tribunale, dagli assistenti sociali e da tutte le figure che ruotano intorno alla decisione.

L’affido è a discrezione del comune, e sempre il comune decide se dare il servizio in gestione a personale interno oppure appaltare ad esterni. 

Come funziona in concreto il servizio affido?

Gli assistenti sociali si formano presso specifiche scuole di pensiero (un po’ come avviene per gli psicoterapeuti), poi una volta formati, a loro volta formano le famiglie che si offrono come affidatarie, poi mettono in contatto il tribunale che cerca famiglia per il minore e i futuri genitori affidatari, o anche single in questo caso, (l’affido è consentito a coppie e anche ai singoli) per trovare la soluzione più giusta per il minore.

Nella formazione del genitore, o dei genitori affidatari l’assistente sociale ha un ruolo fondamentale deve innanzitutto capirne la compatibilità, poi deve lavorare su alcuni aspetti fondamentali: la motivazione all’affido e la competenza e la consapevolezza di cosa vuol dire essere un genitore affidatario.

La cosa più importante da tener presente se si vuole seguire la strada dell’affido è l’accoglienza.

Cosa significa accoglienza?

In un affido il minore starà con la famiglia affidarla per un tempo limitato, poiché nella maggior parte dei casi esiste già una famiglia d’origine, quindi i genitori si troveranno a dover interagire non solo con il bambino che gli verrà affidato, ma con l’assistente sociale che li seguirà durante tutto il percorso, per questo capire cosa significa l’accoglienza è fondamentale, come anche la fiducia nel servizio di assistenza sociale.

Per concludere vorrei aggiungere una mia riflessione alle precise e puntuali parole di Chiara Bordoni.

Essere genitori, o mamme single, padri single, genitori con disabilità è molto difficile, nell’affido lo è forse di più, nella misura in cui bisogna davvero accogliere sapendo che non sarà per sempre.

Ecco perché trovo che sia fondamentale avere un aiuto e un supporto per una genitorialita consapevole, che sia essa biologica, d’adozione o d’affido

Se volete sapere di più, avete domande o curiosità o siete interessati a conoscere i progetti di “M’ama” e di “DisabilmenteMamme” segnatevi questo evento:

 VENERDÌ 12 febbraio, ORE 18:30 su piattaforma GOOGLE MEET.

Parleremo di maternità, affido, adozione ed il ruolo degli assistenti sociali.

Per iscrivervi all’evento GRATUITO seguite questo link:

https://fb.me/e/1PlNVcuqt

Per informazioni sul progetto #Disabilmentemamme seguite questa pagina:

https://www.facebook.com/DisabilmenteMamme

Per informazioni su “Associazione M’ama - rete mammematte” andate qui:

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Samanta Crespi 

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