Tempo fa vi avevo raccontato le mie disavventure con la sanità e il servizio di assistenza domiciliare, in merito all’infortunio di mio marito e la sua/nostra disavventura al pronto soccorso.

Come avevo scritto nel precedente articolo, le difficoltà non vengono mai da sole e, a dicembre 2021, oltre all’infortunio di mio marito si è aggiunta una brutta influenza che credevamo fosse covid 19, poi per fortuna non lo era.

Lui stava male, aveva la febbre alta, tosse, desaturava, e io non è che stessi molto meglio, in più avevo mia figlia di cinque anni a cui badare.

Il problema nell’eccellente gestione della sanità in Lombardia è che il medico di base era introvabile e siamo riusciti a contattare la sostituta solo il sabato mattina, che mio marito stava male dal mercoledì.

Questa giovane dottoressa per fortuna ha capito i sintomi di mio marito e gli ha prescritto un antibiotico specifico, dicendoci però che non poteva attivare il protocollo USCA per il tampone a domicilio in quanto fosse tutto pieno.

Pazienza, chiediamo di prenotarci il tampone molecolare che ci viene dato dopo una settimana, da effettuarsi in ospedale, però mio marito per via dell’infortunio al braccio non sarebbe riuscito a guidare molto bene e io, essendo disabile motoria non avendo la patente non posso guidare, quindi c’era anche questo problema, ma secondario.

Il problema principale oltre ad avere il tampone molecolare per sospetto covid a più di una settimana dai sintomi (che uno per forza fa in tempo ad aggravarsi, non seguito e abbandonato a casa senza cure) è stato che nessuno ci ha voluto portare il farmaco antibiotico prescritto dalla dottoressa.

Ribadisco: lui stava male, io ho una disabilità motoria e non stavo molto bene nemmeno io e non potevo lasciare sola la bambina con mio marito, né portarmela dietro a piedi per andare in farmacia.

Abbiamo chiamato nell’ordine:

- La croce rossa, ma ci è stato detto che non sapendo se fossimo positivi o meno al covid 19, loro per protocollo non potevano toccare i soldi, quindi sarebbero andati in farmacia per noi a prendere il farmaco, solo se avessimo pagato in anticipo il farmaco con bonifico alla farmacia. Peccato che di sabato e di domenica le uniche farmacie di turno non accettassero pagamento in bonifico, comunque non per 4€ scarsi.

  • il servizio federfarma nazionale al numero verde per la consegna farmaci a domicilio e ci è stato risposto che consegnano solo in certi orari e in giorni feriali (quindi non di sabato e domenica, e per noi era sabato)
  • Il servizio federfarma Varese per la consegna nei giorni prefestivi festivi e notturno, ma anche qui ci è stato risposto che consegnavano solo se la ricetta di prescrizione era quella “rossa”. Noi ovviamente la avevamo via cellulare e quella bianca.
  • Avremmo potuto chiamare il taxi e farci portare il farmaco a domicilio pagando corsa del taxi e farmaco, ma non avevamo abbastanza contanti in casa. Questo servizio costa dai 10€ ai 20€

Credo non sia giusto dover dipendere da altri quando si sta mele e non aver nessuno che ti portai farmaci: non dico visitare a domicilio (che sarebbe tanta roba), ma almeno avere i farmaci per curarsi, vista la nostra situazione particolare, lui malato, io disabile e in più la bimba che non potevo portare né lasciare sola con mio marito malato.

È inconcepibile che si debba ricorrere ad un vicino, se non si ha famiglia disponibile, come è capitato a noi, per chiedere di farsi portare una medicina.

Si parla tanto di assistenza, di tele medicina, ma soprattutto in Lombardia tutto sta andando a scatafascio e, se si investisse un po’ di più in cure, in assistenza territoriale (contando che il nostro medico di base si rifiuta di visitarci fisicamente, in ambulatorio, da due anni) e non solo in hub vaccinali, forse le cose andrebbero meglio e non si sarebbe costretti ad andare in ospedale e poi attendere ore e ore in pronto soccorso senza essere curati.

Mio marito alla fine è migliorato, non è stato covid, ma sicuramente un principio di bronchite/polmonite curabile a casa, ma se così non fosse stato, senza intervento dell’unità USCA, senza medico di base e con il tampone a 8 giorni di distanza, sarebbe dovuto andare in ospedale lasciandoci sole e non sarebbe stata una buona alternativa.

La verità è che ci si concentra sul combattere il covid e ci si dimentica di assistere le persone nel bisogno e con la scusa del covid, molti non fanno più ciò che dovrebbero fare, in nome di un’eccessiva prudenza, o forse, potrei chiamarla ipocondria diffusa, come il rifiuto della croce rossa di prenderci i farmaci, solo per non maneggiare 5€ seppur chiusi in una busta e disinfettati.

Non è questo il mondo che vorrei, e non è questa la Lombardia che eccelle, per niente.

Ci sono molte cose da ripensare e sarebbe ora di fare luce su molte lacune della sanità pubblica, non voglio dare la colpa al singolo medico o sanitario o volontario, ma a tutto il sistema, che necessita di essere rivisto e spero che questo 2022 sia un anno migliore in tal senso.

Questo è il precedente articolo sulla mia disavventura di novembre, se voleste recuperarlo:

https://disabiliabili.blog/articolo/non-esiste-solo-il-covid-19-la-mia-esperienza-con-il-pronto-soccorso-e-l-assistenza-medica

 

Samanta Crespi

(Immagini libere o proprie)

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