Il Covid-19 ha raggiunto ormai ogni angolo di questa terra e ha messo in ginocchio tutte le aziende sanitarie e ospedaliere esistenti. Le decisioni da prendere poi sono state e sono ancora di giorno in giorno più difficili.
La notizia più agghiacciante che sta circolando sul web in questi giorni riguarda l'Inghilterra.
Secondo quanto denunciato da Royal Mencap Society, un ente benefico con sede nel Regno Unito che si occupa delle persone con difficoltà di apprendimento, l'ordine ricevuto nelle strutture di cura sarebbe stato questo: "Do not resuscitate" people with learning disabilities, che tradotto significherebbe “non rianimate” persone con disabilità intellettive. 

La Dnacpr "Do not attempt cardiopulomonary resuscitation" viene purtroppo applicata su persone troppo fragili per ricevere benefici dalle terapie di rianimazione. Ma in questi casi, Mencap afferma che sia stata esercitata su pazienti solamente perché avevano una disabilità mentale.

Tale ordine sarebbe stato dato nelle strutture di cura del Regno Unito durante la seconda ondata della pandemia e nel mese di gennaio sono state diverse le segnalazioni al riguardo per i disabili intellettivi. Per loro, nessuna pratica di rianimazione nel caso in cui avessero contratto il Covid.

Il "Guardian" ricorda che anche l’anno passato era stata aperta un’inchiesta a tal proposito, ma nonostante la condanna di tale comportamento, a quanto pare, anche durante questa ondata sono i disabili intellettivi a pagarne il prezzo più alto.

Tali segnalazioni sono arrivate sia da famiglie che dai pazienti stessi all’inizio del 2021.
Secondo quanto rinvenuto, l'ordine di “non rianimare” viene dato a prescindere dalle condizioni fisiche del paziente o dalla sua capacità di ripresa.
Immaginate quindi se tutto questo accade da gennaio, o da ancora prima… chissà quante morti potevano essere evitate.

Per il momento l’unico fatto certo è che una commissione inglese la Care Quality Commission pubblicherà nelle prossime settimane un report che metterà in luce la realtà dei fatti riguardanti non solo le persone con gravi difficolta di apprendimento, ma anche le persone più anziane.  

Sia le persone di una certa età che quelle affette da disabilità nel corso di tutto il periodo pandemico hanno avuto grande difficoltà ad accedere alle cure sanitarie.

Le cure per questa categoria di persone risultano quindi discriminatori, secondo Mencap, e la chief executive dell'associazione Edel Harris denuncia: "Durante la pandemia molte persone con disabilità intellettiva hanno dovuto affrontare un trattamento discriminatorio nei loro confronti e ostacoli nell'accesso alle cure, con l'inappropriata pratica del "Dnacpr" e i tagli al loro supporto sociale. E' inaccettabile che una categoria di persone così duramente colpita dal virus, e che anche prima del Covid moriva 20 anni prima della media della popolazione, sia messa nelle condizioni di chiedersi perché sia lasciata indietro nelle cure".

 

Margherita Rastiello

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