Qualche tempo fa, per la mia rubrica avevo intervistato Federica Gagliardo, una donna con paralisi cerebrale infantile, che ci ha raccontato la sua vita e la sua storia d'amore qui.

Oggi vorrei dare voce anche a suo marito Alessandro che desidera raccontarci come è stare in una relazione con una persona con disabilità.

È importante, secondo me, avere anche il parere e il punto di vista dei nostri compagni o mariti normotipici, non tanto per morbosità o per pura curiosità, ma per sottolineare una volta di più come non ci sia differenza alcuna nell'essere in una "coppia mista". Non fanno beneficenza, non sono i nostri badanti non stanno con noi per pena, ma perché ci unisce il sentimento di effetto e amore come per tutte le altre persone. Mi auguro che la lettura di questa intervista ad Alessandro possa fugare molti dubbi e pregiudizi verso chi decide di scegliere una persona con disabilità come compagna di vita, anche se c'è ancora molto da fare per la corretta inclusione e accettazione di chi sceglie di amare in libertà.

Ciao Alessandro, grazie di volerci raccontare un po’ di te, e di cosa fai nella vita. Cosa significa per te essere in una relazione con una persona diversamente abile?

Io non vedo Federica come una persona disabile. E’ vero che ha delle difficoltà, ma la maggior parte delle volte non ha bisogno di aiuto da parte mia. Anche se io sono apprensivo, lei mi dice che basta riflettere e trovare il modo di fare le cose. Piano piano sto imparando che lei chiede aiuto solo se è strettamente necessario.

Quando tu e Federica vi siete conosciuti, sapevi cosa comportasse avere una paralisi cerebrale infantile? Avevi già avuto esperienza personale o indiretta con la disabilità?
Hai/Avete avuto difficoltà a capirvi all’inizio?

No. Non sapevo cosa fosse la paralisi cerebrale infantile e non ho mai avuto esperienze di nessun tipo con la disabilità. Quando ci siamo conosciuti su Facebook, Federica mi disse che aveva una disabilità, ma a me non interessava che tipo di disabilità fosse, perchè a me piaceva Federica come persona, e nient’altro. Forse per questo non abbiamo avuto nessuna difficoltà a capirci.

Ci sono molti pregiudizi nei confronti delle coppie “miste” dove uno dei due è normotipico e l’altro ha una disabilità. Quali sono le cose peggiori che ti, o vi siete sentiti dire come marito e come coppia?

Mi sono sentito dire di tutto!! Mi sono sentito dire che ero un pazzo, mi è stato chiesto mille e una volta se fossi sicuro di voler stare con lei. Molti non vedevano (e non vedono) di buon occhio il nostro matrimonio.

Molte coppie desiderano essere indipendenti e formare una famiglia e avere dei figli. Voi avete avuto qualcuno che cercasse di dissuadervi dallo stare insieme o dall’avere famiglia? Se sì, come mai? Secondo voi è pregiudizio culturale o solo eccessiva prudenza e preoccupazione?

Assolutamente sì!! Ci è stato “caldamente” consigliato di non avere figli. Ci è stato detto che avere figli oggi è molto costoso economicamente, impegnativo al livello di gestione delle loro necessità e dal punto di vista  educativo, malcelando il pregiudizio e la paura che possiamo non essere in grado di affrontare le difficoltà, e di conseguenza dover ricorrere all’aiuto di altre persone.

Qualcuno senza peli sulla lingua mi ha detto: "sai che devi fare tutto tu, vero". Intendendo con questa domanda che dovrò essere io a cambiare pannolini, vestire, fare il bagnetto ecc.., ma può farlo benissimo anche Federica, magari usando qualche accorgimento.

Cosa pensi si possa fare per poter sensibilizzare la società sul fatto che ciascuno ha diritto di amare chi desidera e che le coppie dove ci sono abilità e disabilità insieme sono normali e legittime come qualsiasi altra relazione?

L’unico modo per sensibilizzare è quello di mostrare la realtà dei fatti, comprendendo le diversità e le quotidiane “normalità”, le difficoltà e le capacità, aiutando la gente ad andare oltre le apparenze ed entrando reciprocamente in empatia per potersi incontrare e confrontare.

(Foto e interviste autorizzate)

Samanta Crespi

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