Per la rubrica "paralisi cerebrale infantile: una patologia, tante storie", questa volta ho avuto il piacere di intervistare Anna De Rosa, una donna affetta da paralisi cerebrale infantile dalla nascita, che è anche un medico neurologo e una mamma, in attesa del suo secondo bimbo.

A dimostrazione che una vita autonoma, indipendente e affettivamente soddisfacente è possibile e assolutamente auspicabile, lascio che siano le stesse parole di Anna a chiarire questo tema.

Ciao Anna, ti andrebbe di raccontarci un po’ di te? È stato difficile per te studiare e diventare un medico neurologo? Come mai hai scelto proprio questo percorso di studio e di vita?

Studiare no perché mi è sempre piaciuto molto. Sicuramente ci è voluto tanto impegno e ho fatto tanti sacrifici per arrivare a questo punto. Inizialmente è stato mio padre a credere che sarei diventata un buon medico…mia madre pensava fosse un percorso troppo lungo mentre io sinceramente temevo di non farcela. Poi quando ho superato i test di ingresso ho capito che poteva diventare una realtà concreta.

Trovi che ci sia ancora pregiudizio verso le persone con disabilità e le loro aspettative lavorative e di vita indipendente?

Per mia esperienza posso dire che dovremmo essere supportati e spronati perché spesso abbiamo il timore di non farcela. Io ho avuto tante fortune e la mia indipendenza deriva da tanto lavoro e da una famiglia che non solo ha avuto le possibilità economiche di farmi studiare, ma che ha visto in me delle potenzialità che io per prima non vedevo. Penso che il modo in cui ci vediamo influisca sulla visione degli altri e se tu in primis ti vedi con delle difficoltà e ti autocommiseri la gente farà altrettanto.

Secondo te cosa si potrebbe fare per aiutare le persone ad accettare che anche chi ha una disabilità motoria possa svolgere determinati lavori come, ad esempio, il medico?

Le persone già lo accettano (e io come altri medici diversamente abili ne siamo la prova). Quando vengono a fare una visita tutti i pazienti richiedono competenza, serietà e professionalità. Di certo non si aspettano che tu faccia per loro delle acrobazie. 
Nella mia vita finora non ho mai trovato pazienti che non si siano voluti far curare o visitare per la mia disabilità. Magari a volte scatta la domanda di qualche paziente curioso che dice: "anche lei ha avuto la stessa cosa che ho avuto io?” Ovviamente la curiosità è intrinseca dell’essere umano. 

Nella tua esperienza di donna con disabilità e di medico c’è mai stato qualcuno che ti abbia fatto sentire non adeguata al contesto o che non si fidasse delle tue competenze mediche a causa della tua disabilità?

Pazienti mai, colleghi purtroppo si. Proprio chi dovrebbe insegnarti spesso ha dei pregiudizi. Probabilmente ciò deriva da una loro insicurezza, perché al paziente non succede nulla di grave se non riesci a bucare in un certo punto (salvo casi eccezionali ovviamente), però ti aspetti che un tutor ti insegni o almeno ci provi. Mi ricordo che all’Università una persona non mi concesse di imparare a fare i prelievi di sangue, allora durante la specializzazione, dato che lavoravo in un ambulatorio dove si facevano di routine, a volte nel weekend andavo lì con mia madre a farle i prelievi. Quando ho acquisito sicurezza ho iniziato a farli ai pazienti. Ovviamente per altre procedure non potevo usare come cavia mia madre!

Cosa pensi si possa fare per non  essere più visti solo come persone disabili, ma anche come professionisti e protagonisti del proprio lavoro?

Disabile non vuol dire che non puoi diventare un buon professionista. Io ho letto anche libri di medici che hanno continuato ad essere ottimi medici nonostante disabilità importanti. Ho anche conosciuto professionisti disabili, non medici, che ricoprono ruoli importanti.

Sei una mamma e sei in attesa del tuo secondo bambino. Quali sono le difficoltà maggiori hai incontrato durante le tue gravidanze? Hai mai subito violenza ostetrica anche a causa della tua condizione di disabilità?

Per fortuna non ho mai subito violenza ostetrica come è successo ad altre mamme disabili. Io ho deciso sin dall’inizio  della mia prima gravidanza che volevo fare un parto cesareo perché mi spaventava di più quello naturale. In realtà un ginecologo ha cercato di convincermi a fare un parto naturale, ma io non ho voluto. Piuttosto, dopo il parto, mentre ero ancora in ospedale ho avuto delle esperienze negative con alcune ostetriche per via dell’allattamento.

È molto difficile per chi ha una disabilità motoria pensare di avere anche solo un figlio, averne più di uno è quasi una sfida. Negli ultimi anni, per fortuna, anche grazie ai social e ad una crescente sensibilizzazione intorno a certi temi, sempre più donne con disabilità non hanno vergogna di mostrarsi e di parlare di famiglia, di bambini e di indipendenza. Quali sono le tue maggiori paure e le aspettative che gli altri hanno nei tuoi confronti, quando scoprono che aspetti un secondo bambino?

Sinceramente: la mia più grande preoccupazione è quella di non riuscire a gestire due bimbi, ma questa credo sia la stessa di tante mamme a prescindere dalle loro abilità.  Ribadisco che sono fortunatissima, perché ho tanti aiuti, ho la famiglia vicino, ho mio marito e la disponibilità economica da permettermi una tata, una donna delle pulizie e una ginnastica continuativa che mi aiutano tantissimo.

Per concludere, ringraziandoti, c’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori in quanto donna e in quanto mamma con disabilità motoria? C’è qualcosa che vorresti che cambiasse in futuro, riguardo alla concezione che si ha della maternità e disabilità?

Una persona si può sentire pienamente appagata e può raggiungere la propria indipendenza affettiva ed economica anche se ha una disabilità. Vorrei che sparissero le barriere architettoniche, che ci fossero più sostegni economici per le mamme, e per le persone con diverse abilità. Mi piacerebbe che per tutte le persone affette da una disabilità cronica fossero garantiti gratuitamente cicli continuativi di fisioterapia indispensabili a preservare un buon tono muscolare e le proprie funzioni motorie.

(intervista e foto autorizzate)

Samanta Crespi

CONTATTACI
SEDE LEGALE

Via S. Quirico 264, int. 2 - 50013 Campi Bisenzio (Firenze)

TELEFONO

(+39) 055 360 562

ORARI

Lun - Ven / 9:00 - 18:00