Ho avuto il piacere e l'onore di intervistare per la rubrica "paralisi cerebrale infantile: una patologia, tante storie", un'amica, una donna e una mamma straordinaria. Valentina Pelissero Piano che ci racconta un po' la sua esperienza di vita come donna e come mamma di tre bellissime bambine.

Ciao Valentina, ti va’ di raccontarci un po’ di te e di quello che fai nella vita?

Ciao Samanta, innanzitutto grazie per avermi concesso questa intervista. Dunque, ho 37 anni e sono affetta da tetraparesi spastica dalla nascita. Vivo a Torino, lavoro in una biblioteca pubblica e cerco di proseguire i miei studi in beni culturali archivistici e librari presso l'Università. Per quanto riguarda la sfera privata, sono sposata da 13 anni e ho tre bambine di 9 anni, sei anni e mezzo e due anni.

Parliamo un po’ delle tue tre bellissime bambine, come riesci a gestire le loro esigenze insieme alle tue difficoltà? Hai trovato delle strategie che possono essere per poter ovviare alle questioni più complicate e pratiche?

Durante la giornata sono aiutata da una badante che sta con me proprio quando mio marito è al lavoro, per aiutarmi nelle mie esigenze personali, in quelle della casa e con le bambine dal momento che io sono totalmente in sedia a rotelle e ho anche difficoltà per quanto riguarda il movimento degli arti superiori. In realtà io non parlerei di vere e proprie strategie ma sono soltanto dei piccoli accorgimenti che ho attuato con le bambine nel corso del tempo in aggiunta al fatto che fin da subito le ho sempre abituate ad essere autonome per quanto riguarda loro stesse ed i loro bisogni, sempre mantenendo naturalmente la mia supervisione. Ho spiegato loro fin da piccolissime che mamma non può fare tutto e ha bisogno di aiuto per cui loro si sono abituate davvero ad essere indipendenti, come ad esempio nella vestizione, in ciò che riguarda la preparazione della roba per la scuola e anche piccoli aiuti in casa che trasformiamo sempre in forma di gioco. C'è da dire, però, che probabilmente tutto questo l'avrei attuato anche se io fossi stata normodotata perché mi piace rendere i bimbi autonomi e soddisfatti di quello che sanno fare, pur sapendo che mamma e papà ci saranno sempre!

Spesso intorno alla maternità e genitorialità girano molti pregiudizi e tabù. È già piuttosto particolare e raro sentir parlare di un genitore/madre disabile con un solo bambino, tu sei addirittura diventata mamma di tre bambine, per questo vorrei chiederti se per te è stato difficile decidere di avere più di un figlio? Sei stata ostacolata o supportata?

Il mio percorso di 3 gravidanze è stato un percorso lineare come quello di qualsiasi mamma. Per mia fortuna sono stata seguita da una ginecologa adorabile che mi ha messo a mio agio fin dalla prima visita e non mi ha mai giudicata per la mia condizione. Quando le dissi di essere incinta per la seconda volta o addirittura della terza, è stata sempre molto professionale ed empatica e mi ha soltanto dato dei consigli a livello ginecologico per la mia salute, sconsigliandomi di intraprendere in futuro una quarta gravidanza perché sarebbe stato molto pericoloso, ma non ha mai fatto battute sconvenienti.
Non posso dire la stessa cosa invece per quanto riguarda i giudizi delle persone cosiddette "normali": La maggior parte della gente mi guarda con ammirazione ma c'è sempre una minoranza per cui la cosa risulta strana e sento i loro sguardi addosso. Questa è una cosa che però dura da tutta la vita e che si è soltanto accentuata con la maternità. Io con il tempo ho imparato a non curarmene, a lasciarmi scivolare tutti gli sguardi malevoli addosso, a proseguire nella mia vita senza preoccuparmi di cosa pensano gli altri. Rispetto a quando ero più giovane mi sento più forte, so di aver raggiunto un notevole traguardo, di aver realizzato qualcosa che desideravo fortemente e l'ho fatto con le mie forze.

Quanto conta secondo te, nella gestione di un figli/o più figli, la presenza e la gestione condivisa dei figli da parte del compagno/marito?

Per conto mio direi che il suo aiuto quotidiano e il suo appoggio sono fondamentali e viceversa: siamo una famiglia, siamo una squadra e come tale ognuno deve mettere in campo tutte le sue abilità a favore di tutti. Io ovviamente non riesco a fare molte cose a livello materiale, mio marito ne è consapevole e lo è sempre stato: mi ha accettata e mi ha voluta fin da subito così come ero, con tutti i miei difetti ed i miei limiti. La stessa cosa vale per me, lui è normodotato, non ha limiti fisici ma come ogni essere umano anche lui qualche difetto! Non importa, io lo amo così com'è perché per me il matrimonio è questo, un campo in cui si affrontano battaglie e gioie sempre l'uno accanto all'altra. Non potrei avere avuto una famiglia senza di lui, forse non l'avrei nemmeno voluta e per questo affrontiamo insieme tutte le prove che ogni giorno la vita ci pone davanti.

Le tue bambine come vivono la tua condizione e il loro essere sorelle tra loro? Trovi che l’essere sorelle sia un vantaggio, rispetto all’essere figlio unico?

Sarei curiosa di porre loro questa domanda quando saranno in grado di rispondere da adulte. Per ora posso dirti che cosa percepisco io: per le prime due bambine più grandi, la mia condizione non è mai stata un problema, almeno apparentemente. Per loro io sono la mamma con tutti i miei pregi e i miei difetti, non mi vorrebbero diversa. Loro sanno quali sono le cose che posso o non posso fare, dove aiutarmi senza nemmeno che io glielo chieda a volte. Anche qui siamo una squadra nel nostro piccolo e così come io aiuto loro a fare i compiti e ci sono sempre e comunque come appoggio, loro sanno di dover aiutarmi quando io non riesco a fare una determinata cosa. Sicuramente il fatto di essere tra loro sorelle è un vantaggio indipendentemente dalla mia disabilità: anche se non mancano i litigi, cerco di insegnare loro insieme a mio marito, ad essere amiche, complici prima ancora che sorelle. È importante per noi sapere che loro siano unite e che ci siano sempre l'una per l'altra, anche quando saranno adulte.

Come mamma e come donna, quali ritieni siano i tuoi punti di forza? Cosa vorresti migliorare di te e del rapporto con le tue bambine?

Io non so se ho dei punti di forza, so solo che ogni giorno cerco di fare del mio meglio per non far pesare a loro la mia condizione e fare normalmente tutte le cose di qualsiasi altra mamma. Non vorrei migliorare ma piuttosto incrementare sempre più momenti e attività da svolgere insieme: il mio sogno sarebbe poter trascorrere con loro un'intera giornata senza l'ausilio completo di una assistente facendo attività che finora non abbiamo ancora fatto da sole: ad esempio andare al cinema, fare shopping, qualsiasi cosa che ci permetta di trascorrere del tempo tra mamma e figlia!

Per ringraziarti e concludere, c’è qualcosa che vorresti dire a chi magari ancora si trova a non avere figli avendo una disabilità o anche a chi ha già un figlio, ma non trova il coraggio di allargare la famiglia per paura?

Non abbiate paura di superare i vostri limiti e magari anche di andare laddove gli altri non hanno avuto il coraggio di andare. Dialogate e parlate molto con il vostro partner anche di cose che imbarazzano: se c'è un sentimento vero e puro si può andare davvero oltre. Ma soprattutto cercate di fare di tutto per essere felici!

 

(Foto e interviste autorizzate)

 

Samanta Crespi

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