"Quello che non ti uccide, ti rende più forte. E io ora mi sento più forte", è questo il motto di Abdallah Inshasi, palestinese, classe 1988, in carrozzina a causa di una capriola chiusa male in allenamento. Abdallah non si è dato per vinta ed ha fondato il gruppo “Gaza Parkour”, che nel 2019 è stato raccontato nel documentario “One more jump”.

C’è da dire che lo sport, per tutti i palestinesi, non viene considerata un’attività per mantenersi in forma o per passare il tempo, ma ha un compito sociale, perchè è un modo per stare insieme, dimenticare i problemi di tutti i giorni e prendersi cura dei bambini. Lo sport ha l’obiettivo di migliorare sempre la persona ed anche il parkour si prefigge questo: una sfida continua, in cui l’ostacolo che si pone davanti, anche se gravoso, bisogna provare a superarlo e quando, capita di sbagliare, di cadere o di non farcela, bisogna non scoraggiarsi, ma avere una maggiore voglia e volontà di impegnarsi tutti i giorni per riuscire a superarlo. E quando avviene, si passa a qualcosa di ancora più difficile: per questo la sfida è continua, non bisogna adagiarsi sulle vittorie, perché la vita mette la persona di fronte a difficoltà improvvise e inaspettate, proprio com’è avvenuto ad Abdallah.

Con il gruppo “Parkour Gaza”, è stato costruita una palestra, finanziata da una ong francese, in cui si allenano bambine e bambini, ragazze e ragazzi ed è stato attivato un programma per persone con disabilità, per far capire che come è successo a lui, comunque si può continuare a vivere in modo dignitoso. Ma il suo progetto non termina qui, infatti l’idea è quella, in un futuro, di riuscire a progettare una palestra per disabili, per riuscire a usare la sua esperienza personale per aiutare gli altri.

Alessandro Cavernicoli

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