Poteva andarmi peggio. Potevo nascere complottista", si legge questo nel poster che vede Luca Buccella sorridere con indosso una maglia bordeaux.

Trent'anni, traduttore per il cinema, Luca è affetto dalla distrofia muscolare di Duchenne, una grave malattia degenerativa che colpisce i muscoli, ed è uno dei volti della nuova campagna di raccolta fondi per la onlus Parent Project realizzata in collaborazione con KIRweb – l’agenzia di Riccardo Pirrone, famosa per le campagne pubblicitarie delle onoranze funebri Taffo. Come Luca, altri ragazzi affetti dalle distrofie di Duchenne e Becker si sono prestati come testimonial: a ognuno di loro corrisponde una frase diversa. "Poteva andarmi peggio. Potevo nascere terrapiattista", "Potevo nascere no-vax". Oppure "omofobo", "razzista", "negazionista".

La campagna, da qualche giorno online, è diventata virale e sta facendo molto discutere gli utenti dei social network.

"Una campagna per non discriminare che usa la discriminazione su altre categorie", questa l'accusa principale che viene fatta a Parent Project.

Ne hanno parlato in tanti e ne è stato detto di tutto e di più.

Per quanto mi riguarda, nella mia modesta opinione di donna con disabilità motoria e madre, sono tante le cose disdicevoli che troviamo scorrendo le diverse immagini della campagna:

Innanzitutto la disabilità è vista solo come accezione e condizione fisica negativa, qualcosa da cui stare molto alla larga.

Risuona in questo il pensiero pietistico- assistenzialista- medico, tale per cui la persona disabile è spesso vista come da “assistere”, come un “peso” per la società.

Chi ha una disabilità motoria evidente, come me, ha sperimentato spesso questo atteggiamento nelle altre persone “normotipiche”.

Si paragonano atteggiamenti di discriminazione e odio, scelte discutibili, come l’essere razzista, omofobo, negazionista ad avere una disabilità. Essere disabile non è una scelta, tutto il resto citato nella campagna pubblicitaria sì.

Si da inoltre per scontato che una persona con una disabilità sia moralmente ineccepibile, che sia moralmente buono, ingenuo, perfetto.

Ovviamente non è così. Essendo una persona come tutte le altre, inserita nella società, la persona disabile ha le sue proprie idee e valori, che possono anche essere non condividili o indesiderabili.

Non siamo tutti uguali, non siamo angeli, né eterni bambini, possiamo anche essere insopportabili.

Io ho una disabilità fisica e sono contraria a questo vaccino, per esempio. Non sono perfetta, né esente da critiche, come è giusto che sia, se si vuole parlare di vera inclusione e comprensione.

A mio modesto parere tutta la campagna pubblicitaria è fondata su assiomi totalmente errati, é forviante, irrispettosa e lungi dall’essere ironica o auto-ironica non fa ridere.

Sposta ancora più lontano l’ideale di inclusione delle minoranze e della disabilità, distorce ancora una volta ls rappresentazione della disabilità nei media, riducendola a qualcosa per insultare “qualcuno”.

È gretta e miserabile, devia totalmente dall’obiettivo della corretta comprensione della disabilità e dell’essere persona con disabilità con le sue molteplici differenze ed esperienze.

Questa non è ironia, né intelligenza, è solo becero abilismo mascherato.

Ringrazio, per lo spunto di riflessione, Marina Cuollo e Sofia Righetti, che hanno dato un contributo grande e importante con le loro lucide osservazioni in merito.

 

Fonte:

https://it.mashable.com/disabilita/6671/campagna-virale-parent-project-distrofia-poteva-andarmi-peggio?ref=fbpr&fbclid=IwAR3yUKCPrQsXzwoMqr4nb8dely9I5NLdaCae77JESaGegHBoN132LWApwyo

 

Samanta Crespi

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