È indubbio che una buona e corretta attività fisioterapica può aiutare e dare enormi benefici a quanto devono svolgerla, ma a volte, la rinuncia maggiore viene dal costo e dall’impossibilità di recarsi, pertanto sarebbe l’ideale un’attività fisioterapica svolta in autonomia da casa, anche se, ovviamente, è sempre 

È indubbio che una buona e corretta attività fisioterapica può aiutare e dare enormi benefici a quanto devono svolgerla, ma a volte, la rinuncia maggiore viene dal costo e dall’impossibilità di recarsi, pertanto sarebbe l’ideale un’attività fisioterapica svolta in autonomia da casa, anche se, ovviamente, è sempre necessario e fondamentale che tutti i vari esercizi siano svolti correttamente ed è il fisioterapista che in genere monitora i progressi del paziente. C’è però una novità importante, infatti, negli ultimi anni, c’è un sempre maggiore sviluppo ed interesse verso le applicazioni della stampa 3D in ambito della medicina e della riabilitazione, soluzioni nate anche in seguito all’emergenza da coronavirus, in cui si stanno trovando modi per evitare la cosiddetta presenza di più persone nello stesso luogo ed il gruppo TEDH (Technology and Design for Healthcare), un centro di competenze del Dipartimento di Design del Politecnico di Milano – Polo Territoriale di Lecco, specializzato in ricerca e sviluppo in ambito salute e benessere, ha realizzato, con l’ausilio della stampa 3D, il progetto “TUTA”, un dispositivo facilmente indossabile in grado di monitorare la riabilitazione sia dal punto di vista motorio che cardiorespiratorio, pensato per essere utilizzato anche da persone che hanno subito traumi o lesioni. Senza andare troppo nel tecnicismo, dovete sapere che ad ogni TUTA vengono collegati 14 dispositivi, 7 nella parte superiore e 7 in quella inferiore.

Il TEDH ha per il momento realizzato due tipi di dispositivi: uno che misura i movimenti e uno che monitora i movimenti, la respirazione ed anche il battito cardiaco.

I dispositivi, collegati al tessuto, raccolgono poi i dati che vengono trasmessi a uno smartphone, in modo tale che il medico possa esaminare i progressi del paziente. Naturalmente, tale progetto progredirà e svilupperà nuove tipologie di soluzioni che, indipendentemente da questo virus, potranno essere efficaci anche in un futuro.

Tiziana Scotti

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