Ron: Un Amico Fuori Programma”, di 20th Century Studios e Locksmith Animation, è la storia di Barney, un ragazzino delle medie con difficoltà nei rapporti sociali, e Ron, il suo nuovo dispositivo digitale parlante e deambulante, che dovrebbe essere il suo "Migliore Amico Pronto all'Uso". Gli esilaranti malfunzionamenti di Ron, inseriti sullo sfondo di un'era dei social media, li lanciano in un viaggio pieno di azione in cui il ragazzo e il robot fanno i conti con la meravigliosa baraonda di una vera amicizia.

Immaginatevi di essere alle scuole medie, e di essere quello meno come popolare, un po’ “nerd” e un po’ strano. In più avete anche una famiglia particolare: un papà inventore, che non ha molto successo nel vendere i propri aggeggi; una nonna che crede a strani riti di famiglia e cucina zampe di gallina per merenda, e una capra che mangia qualsiasi cosa.

Barney è l’unico della scuola a non possedere un b*bot, un robot di ultima generazione capace di interagire con il suo fruitore e di conoscerne ogni gusto e preferenza. Questo prodotto della multinazionale Bubble è diventato subito, dal momento del suo primo lancio sul mercato, il migliore amico di ogni ragazzino, e in un attimo ha conquistato l'intero pianeta. 

Il motto è proprio diventare “il migliore amico” di ogni bambino.

Barney di amici non ne ha e, al suo compleanno, desidera ardentemente il nuovo b*bot tutto per sé. La nonna e il padre non sono d’accordo, pensano che lui non abbia bisogno della tecnologia per farsi amici, difatti hanno invitato tutta la sua classe ad una festa di compleanno a sorpresa per Barney. Nessuno però si presenta a casa del ragazzino e lui si rifugia triste in camera sua. Vedendolo così giù il papà e la nonna decidono di prendere un bot per lui.

Il problema è che il b*bot che acquistano è un robot difettato che non è stato programmato e che era destinato a essere smaltito.

Proprio qui iniziano i problemi, il bot non è affatto come Barney se lo aspettava, va a scatti, non si collega alla rete, non carica i dati su Barney il suo proprietario, per di più è impertinente e testardo.

Appena si verrà a sapere che il b*bot è aggressivo con i bambini e con la polizia e non ha i sistemi di sicurezza, la multinazionale Bubble cerca di mandarlo alla “pressa”, ovvero distruggerlo, perché non vuole che si sappia che possono esserci piccoli robot difettosi.

Barney scopre che lui si chiama Ron e non vuole più separarsene nonostante tutti i difetti e la difficoltà di interagire con il bot.

Il bambino lo salva e lo nasconde, e da qui inizierà a capire che l’amicizia non può essere a senso unico oppure solo “programmata”, ma che è un rapporto complesso che si crea e si costruisce ed è proprio questa la particolarità del robottino Ron: non ha un codice prevaricato e quindi il suo codice si crea dal nulla di volta in volta tramite le interazioni con gli altri e con l’esterno, si crea insomma la sua personalità da un errore di programmazione.

In molte parti del film le interazioni tra Barney e Ron mi hanno ricordato quelle tra Hiro e Baymax, l’assistente robot sanitario personale del film “Big Hero 6”, anche Baymax ha una personalità divertente e interessante che ricorda proprio da vicino l’atteggiamento di Ron con Barney.

Questa bella storia d’animazione fa capire come sia importante essere se stessi e come la nostra odierna interdipendenza e Interconnessione possa in realtà danneggiarci e farci sentire ancora più soli, mentre fingiamo di avere molti amici.

L’amicizia vera si può creare anche offline e il bello è che non è necessario essere uguali a tutti gli altri ed omologarsi a tutti i costi.

Il messaggio finale è commuovente e molto bello: Ron aiuterà non solo Barney ad avere amici e fiducia in sé, ma anche tutti gli altri ragazzini in tutto il mondo.

Da un errore, da un’imperfezione può nascere una ricchezza preziosa e inaspettata.

 

(Immagini libere o proprie)

 

Samanta Crespi 

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