Le scuole, dopo un mese di chiusura per precauzione a causa dell’elevato numero di contagi da Covid 19, sono state riaperte; in questo articolo, però, desidero parlarvi dell’inclusione scolastica, parola tanto di moda ultimamente, incentrando il discorso sulle scuole aperte in presenza per i Dva e i Bes. 

In una nota del Ministero dell’Istruzione, tuttavia, quest’ultimo ha dato la possibilità agli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali (Bes), di recarsi a scuola (su base decisionale dei genitori). Nella nota del Ministero si è lasciata, inoltre, possibilità ai dirigenti scolastici di creare piccoli gruppi di bambini (non solo disabili e Bes), al fine di garantire il più possibile l’inclusione.

Quella che poteva essere un’iniziativa lodevole da parte del Ministero dell’Istruzione per garantire il diritto allo studio degli studenti più bisognosi non si è tuttavia verificato, dato che l’attuazione della nota ha trovato molte difficoltà per la giusta applicazione. Ad esempio, posso affermare con certezza che, nella zona dove abito, i bambini che sono andati a scuola in presenza erano solo il gruppetto di bambini disabili e i Bes. A qualche bimbo è capitato, addirittura, di essere il solo alunno in classe, perché gli altri bimbi non erano potuti andare a scuola per motivi di salute.

Credo che questa non sia inclusione, a me sembra più un’esclusione. Se i dati del contagio sono in aumento e la scuola è chiusa, non dovrebbe andarci nessuno. Se si deve aprire al “gruppetto”, tanto vale riaprire per tutti.

Posso comprendere lo sforzo del Ministero per sostenere le famiglie, in modo che i bambini già in difficoltà, recandosi a scuola, non avrebbero perso le autonomie e le competenze acquisite con fatica ma cosi sembra più un ghetto. I bambini, trovandosi in classe da soli, potrebbero pensare di non essere benvoluti dai propri compagni, aumentando così il disagio già dato dalla propria diversità. 

E’ un argomento che mi tocca molto personalmente… e la mia amica Margherita Rastiello  ha approfondito l’argomento, in una diretta Facebook, sulla pagina (se vi va, venite a visitarla!) di “Disabilmente mamme”. 

 Foto: (Mia Personale)

 Simona Bagnoli

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