17/06/2018 - AUTORE: Riccardo Merelli

Si parla tanto di coppie con un componente disabile, o con entrambi che portano una disabilità: Vedo però che non è dedicata la stessa attenzione se la coppia è formata da due uomini o da due donne. Per questo, ho deciso di intervistare io Katya Parente e Silvia Lanzi. Perché anche noi esistiamo, e non siamo tutti eterosessuali solo in quanto disabili. Vi lascio all'intervista.

Ciao ragazze, grazie per aver accettato quest'intervista. Siete emozionate?

Katya: Un po’ sì, di solito le interviste le faccio io agli altri! Ma ti ringrazio per questa opportunità.

Silvia: No, non mi sento particolarmente emozionata. Spero solo che questa intervista possa aiutare qualcuno. E se è così perché non farla?

Parlateci un po' di voi, cosa fate nella vita?

Katya: Come si evince dalla mia risposta precedente, sono giornalista freelance, scrittrice e sceneggiatrice. Cerco di unire le mie passioni al sociale, raccontando soprattutto dei cosiddetti ‘ultimi’, che si tratti delle popolazioni del Centro America o di bambini affetti da malattie rare. Con tutto ciò che c’è in mezzo.

Silvia: Faccio la receptionist, addetta al centralino in un'azienda vicino alla mia città, Crema. Ora sto sfruttando uno dei due anni sabbatici previsti dalla legge 104 per aiutare la mia mamma che è gravemente invalida. Ho fatto anche per qualche tempo la maestra elementare, nonché una breve incursione alle superiori come insegnante di italiano e storia. Amo in modo particolare leggere, scrivere e chiacchierare.

Come vi siete conosciute?

Katya: Nonostante ciò che si pensa di solito, su Facebook si possono fare anche incontri positivi e che ti cambiano la vita. A noi almeno è successo, precisamente sul gruppo Jump che è dedicato a persone gay e disabili.

Silvia: Ci siamo conosciute sulla pagina Facebook di Jump (a cui anche tu sei iscritto). È stato amore a prima vista, anzi, a prime battute di chat.

Che ruolo (positivo o negativo) ha la disabilità nella vostra relazione?

Katya: Per assurdo, se non fossimo state entrambe disabili non ci saremo forse mai conosciute...questo mi ha fatto riflettere su come a volte ciò che appare il destino più sfortunato, potrebbe essere solo una strada meno nota verso la felicità. Insomma, se si chiude una porta a volte si apre una finestra! Certamente poi nella vita di tutti i giorni non sono sempre rose e fiori, gli ostacoli per chi è nelle nostre condizioni ci sono inutile negarlo, ma con un po’ di elasticità mentale e tanto, tanto amore siamo sempre riuscite ad affrontare tutto.

Silvia: Paradossalmente la nostra disabilità ha avuto un ruolo positivo nella relazione, anche solo per il fatto che essendo tutte e due iscritte a Jump, è proprio questo che ci ha fatto incontrare.

E le famiglie?

Katya: Mi ritengo sicuramente fortunata da quel punto di vista. Tutti i miei familiari sanno che lei è la mia compagna e l’hanno accettata da subito con gioia, anche perché sanno quanto sia importante un rapporto forte e sano specialmente nelle nostre condizioni. Siamo la forza l’una dell’altra e ormai membri effettivi delle rispettive famiglie.

Silvia: Per quanto riguarda la mia famiglia ormai ha accettato la mia omosessualità il fatto che sia fidanzata. All'inizio, quando ho fatto coming out, è stata dura perché proprio non volevano capirlo che non mi piacevano i ragazzi. Poi anche quando è arrivata Katya, ci hanno messo un po' a digerirlo. Ma siccome la nostra relazione si è dimostrata solida - siamo insieme da quasi quindici mesi - alla fine hanno capito che facevamo sul serio. (Inciso: per famiglia intendo i parenti da parte di mia madre, sopratutto le sue due sorelle che mi hanno fatto da seconde mamme. Mia madre non lo sa crede e che io sia fidanzata con un fantomatico Edoardo).

Siete mai state vittima di episodi intolleranti per il sol fatto di essere due donne che si amano?

Katya: Onestamente a parte un paio di sorrisetti maliziosi di qualche passante, non ho mai notato questo tipo di reazione. Tra l’altro, un po’ per scelta e un po’ per naturale trasporto, non ci siamo nemmeno mai create il problema di avere un cosiddetto ‘profilo basso’. Dando per scontata l’educazione e il rispetto per gli altri, ci siamo sempre comportate nè più nè meno che una coppia etero.

Silvia: Assolutamente no. Anzi tutto il contrario. Premesso che non facciamo nulla per sembrare solo amiche, le persone nei nostri confronti si sono completate in modo assolutamente corretto. Anche se in pubblico ci scambiamo delle piccole effusioni (una carezza, un bacetto o anche un semplice tenersi per mano) nessuno ha mai avuto da ridire.

Se doveste lasciare un qualsiasi messaggio ad una persona con disabilità che non è eterosessuale, cosa vorreste dire?

Katya: Sicuramente di amarsi, di volersi bene per ciò che è. Non semplicemente accettarsi, ma avere la consapevolezza che merita come tutti gli altri di essere rispettato ed amato, e con questa certezza andare a testa alta per il mondo. Scansare il pietismo da una parte e l’omofobia dall’altra ed andare dritti verso la felicità.

Silvia: Io, per mia fortuna, ho una disabilità piuttosto lieve. Anche se credevo di non poter trovare qualcuno date le mie preferenze sessuali e le mie difficoltà fisiche, nella mia vita è entrata una persona stupenda. Quindi quello che mi sento di dire è: non perdete mai la speranza!

Grazie a Katya e Silvia per questo splendido messaggio. Io, Riccardo, vi invito a condividere con tutti questa intervista. LOVE IS LOVE!

Riccardo Merelli

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